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CEFPAS: RICHIESTI ARRESTI IN CARCERE PER GALLO AFFLITTO, SANFILIPPO E PONTILLO.

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Le contestazioni mosse dalla Procura di Caltanissetta nell’inchiesta sul Cefpas non descrivono semplicemente una serie di presunte irregolarità amministrative. La ricostruzione degli investigatori, se dovesse trovare conferma nelle successive fasi processuali, delineerebbe qualcosa di ben più grave: l’esistenza di un sistema nel quale un ente pubblico strategico per la formazione sanitaria sarebbe stato trasformato in uno strumento funzionale a interessi politici, personali ed elettorali.

Le accuse sono pesantissime e, proprio per questo, meritano il massimo rispetto del principio di presunzione d’innocenza. Saranno gli indagati a fornire le proprie spiegazioni e sarà la magistratura a stabilire se esistano responsabilità penali. Tuttavia, sul piano politico e istituzionale, la vicenda pone già oggi interrogativi inquietanti.

Nella ricostruzione della Procura emergono incarichi assegnati a soggetti ritenuti vicini al deputato regionale Riccardo Gallo Afflitto, consulenze affidate alla moglie dello stesso parlamentare, procedure che avrebbero favorito persone indicate dalla politica, fino ad arrivare all’ipotesi che perfino alcuni appalti pubblici siano stati utilizzati per costruire consenso elettorale. Non si tratterebbe dunque di errori isolati o di semplici forzature burocratiche, ma di una presunta gestione orientata a soddisfare interessi privati attraverso strutture finanziate con risorse pubbliche.

L’aspetto più allarmante è proprio questo, il Cefpas non è un ente qualunque. È una delle principali istituzioni della formazione sanitaria siciliana. Dovrebbe selezionare competenze, valorizzare merito e garantire trasparenza. Se invece dovesse emergere che incarichi, consulenze e appalti sono stati utilizzati come strumenti di scambio politico, il danno andrebbe ben oltre le eventuali responsabilità individuali. Verrebbe colpita la credibilità stessa delle istituzioni regionali.

Colpisce inoltre il quadro politico che emerge sullo sfondo dell’inchiesta. Per anni la sanità siciliana è stata terreno di scontro tra correnti, partiti e gruppi di potere. Ogni nomina, ogni incarico, ogni poltrona è spesso diventata materia di equilibrio politico. L’indagine della Procura di Caltanissetta rischia oggi di mostrare il lato più oscuro di questo sistema.

La vera domanda che la politica dovrebbe porsi non riguarda soltanto il destino giudiziario degli indagati. Riguarda piuttosto il motivo per cui, ancora oggi, enti pubblici fondamentali continuano a essere percepiti come territori di influenza politica anziché come strutture al servizio dei cittadini.

Perché se le accuse saranno smentite, qualcuno dovrà spiegare come sia stato possibile costruire un impianto accusatorio di tale portata. Ma se invece dovessero essere confermate, allora il problema non sarebbe soltanto giudiziario. Sarebbe l’ennesima dimostrazione di come una parte della politica continui a considerare il potere pubblico come uno strumento da utilizzare per consolidare consenso e relazioni personali, anziché come una responsabilità da esercitare nell’interesse collettivo. E sarebbe una sconfitta per tutti i siciliani.