Connect with us

In primo piano

CATANIA: LE MANI SULLA CITTÀ. BISIGNANI L’INAMOVIBILE UN UOMO PER TUTTE LE STAGIONI.

Pubblicato

il

A Catania ormai non si governa più nel rispetto delle regole, si governa per eccezioni permanenti. E la vicenda della mancata rotazione del dirigente dell’Urbanistica, Biagio Bisignani e lo dimostra in maniera brutale.

La legge anticorruzione del 2012 non è un consiglio facoltativo. Non è un suggerimento poetico. È una norma precisa nata per impedire che nei settori più delicati si consolidino reti di potere, relazioni opache, rendite amministrative e zone grigie. E se esiste un settore storicamente esposto a interessi enormi, pressioni e rischi di commistione, quello è proprio l’Urbanistica. Eppure a Catania il dirigente resta lì da quasi un decennio, da Bianco a Pogliese a Trantino. Immobile. Intoccabile. Inamovibile.

La giustificazione del sindaco Trantino è persino peggiore del problema, Bisignani sarebbe “insostituibile”. Una frase gravissima sotto il profilo politico e amministrativo. Perché in una pubblica amministrazione seria nessuno dovrebbe essere insostituibile. Nessuno. Se un intero settore strategico dipende da una sola persona, significa che il sistema è malato, non efficiente.

Ma il punto vero è un altro, a Catania la legge sembra applicarsi solo quando non disturba gli equilibri del potere cittadino. Per gli uffici ordinari si ruota. Per i ruoli marginali si cambiano dirigenti. Ma quando si arriva al cuore del potere urbanistico, improvvisamente tutto diventa impossibile. La rotazione diventa “complessa”, servono “gradualità”, bisogna garantire la “continuità amministrativa”. Sono le solite formule burocratiche dietro cui la politica nasconde ciò che non vuole dire apertamente.

La risposta fornita dal sindaco all’interrogazione dell’opposizione è l’emblema perfetto della politica contemporanea, pagine di parole per evitare una sola risposta chiara. Una supercazzola amministrativa piena di richiami all’ANAC, esempi di rotazioni in altri settori, citazioni tecniche e fumo lessicale. Tutto tranne il punto centrale, perché la legge nella gestione del territorio non viene applicata?

La verità è che il Comune di Catania sta certificando un principio devastante, esistono dirigenti normali e dirigenti intoccabili. Esistono regole valide per alcuni e sospese per altri. Ed è esattamente questo il terreno su cui prosperano le peggiori degenerazioni amministrative. Le mani sulla città.

Perché la rotazione non serve soltanto a prevenire reati. Serve a impedire la formazione di feudi burocratici. Serve a evitare che uffici delicatissimi diventino proprietà personali costruite nel tempo attraverso relazioni, equilibri, consuetudini e potere accumulato.

Ed è qui che il caso diventa politicamente esplosivo, mentre si predica trasparenza, anticorruzione e legalità, si difende una permanenza ultra-decennale proprio nel settore che più avrebbe bisogno di discontinuità e controlli rigorosi.

Il dettaglio finale rasenta il grottesco. Non si cambia il dirigente, gli si affianca una “spalla”. Come nei vecchi sistemi di potere siciliani dove nessuno lascia davvero il comando, al massimo si allarga il tavolo.

Così il messaggio ai cittadini è chiarissimo e devastante, a Catania la legge vale fino a quando non incrocia il potere vero r non è uguale per tutti. Dopo di che iniziano le deroghe, le interpretazioni creative, le eccezioni infinite.

E quando un’amministrazione arriva a considerare normale che un dirigente resti per dieci anni, da Bianco a Pogliese a Trantino nello stesso ufficio strategico mentre la legge dice il contrario, il problema non è più burocratico. È politico. Ed è enorme.

Consigli