di Pietro Ivan Maravigna –
I numeri definitivi sulla stagione del Superbonus in Sicilia delineano un quadro di proporzioni monumentali. Al 31 dicembre 2025, l’Isola conta oltre 4,3 miliardi di euro di investimenti ammessi a detrazione, con oltre 7.600 condomini che hanno cambiato volto grazie agli incentivi edilizi. Una massa monetaria imponente che, se da un lato ha rigenerato il tessuto urbano, dall’altro ha lasciato aperti fronti di incertezza normativa e finanziaria non trascurabili.
In questo scenario, l’annunciata introduzione di una “imposta sostitutiva” nel prossimo decreto fiscale — una sorta di scudo salva-condomini — rappresenta una notizia accolta con favore dal mondo amministrativo. Il provvedimento ha il merito di voler chiudere una stagione di potenziale conflittualità, sanando le irregolarità incolpevoli dei proprietari e offrendo una via d’uscita pragmatica a migliaia di contenziosi che rischierebbero di paralizzare non solo i tribunali, ma anche gli uffici tecnici dei nostri Comuni.
Tuttavia, proprio per chi è chiamato a vigilare sulla salute dei conti pubblici, l’apprezzamento per la semplificazione non può tradursi in un calo di tensione. Se lo Stato “scuda” il privato, resta in capo agli enti locali la responsabilità di una gestione contabile impeccabile delle risorse derivate da questo processo.
Il punto nodale riguarda gli oneri di urbanizzazione. L’esplosione dei cantieri ha portato nelle casse comunali entrate straordinarie che, troppo spesso, in momenti di crisi, vengono percepite come “ancore di salvezza” per le spese correnti. È qui che il controllo si fa rigoroso: queste somme sono, per legge, vincolate. Devono servire a compensare il maggior carico urbanistico, a manutenere le strade, a potenziare i servizi primari. Usare gli oneri del Superbonus per “tappare i buchi” di bilancio non è solo una scelta miope, ma una potenziale fonte di instabilità per il futuro.
Non dimentichiamo che in Sicilia restano ancora da completare lavori per circa 205 milioni di euro. Si tratta di una “coda” di cantieri che rappresenta un rischio latente: ogni ritardo o contenzioso amministrativo su queste ultime pratiche potrebbe riflettersi negativamente sui bilanci comunali, specialmente per quegli enti già in piano di riequilibrio o in dissesto.
In conclusione, la sanatoria è uno strumento utile per riportare serenità nel mercato edilizio e nelle famiglie, ma non deve diventare un pretesto per una “gestione allegra” della cassa comunale. La sfida per i Comuni siciliani sarà quella di trasformare questa boccata d’ossigeno in investimenti reali sul territorio, garantendo che ogni euro incassato serva davvero a rendere le nostre città più vivibili e i bilanci più solidi. La vigilanza, su questo fronte, resterà massima.