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Paternò tra nostalgie, delusioni e ricerca di una nuova rotta. Il messaggio di Andrea Di Bella

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Le riflessioni pubblicate sui social da Andrea Di Bella riaprono un tema che a Paternò torna ciclicamente, il rapporto sempre più fragile tra cittadini e politica. Un tema che va oltre i nomi, le appartenenze e le stagioni amministrative, perché riguarda la percezione diffusa di una comunità che fatica a riconoscersi nella classe dirigente che dovrebbe rappresentarla.

Nelle sue considerazioni emerge soprattutto un sentimento, la delusione. Non una delusione legata a un singolo schieramento, ma a un modo di fare politica che negli anni sembra avere sostituito il confronto con il tifo, la programmazione con l’improvvisazione, la visione con la gestione dell’emergenza permanente.

Paternò vive una fase particolare, dopo lo scioglimento per mafia. Le tensioni politiche, le polemiche continue, i cambi di posizione, le alleanze variabili e le contrapposizioni personali hanno finito per occupare gran parte del dibattito pubblico. In questo scenario il rischio è che la politica smetta di parlare della città, semmai qualcuno lo fa con spot elettorali da campagna elettorale, oggi fuori contesto, per parlare soltanto di sé stessa.

Le parole di Di Bella intercettano proprio questo malessere. Dietro le discussioni quotidiane, infatti, c’è una domanda che molti cittadini continuano a porsi, quale idea di futuro esiste oggi per Paternò? Qual è il progetto che dovrebbe accompagnare la città nei prossimi anni? Dove sono le proposte capaci di andare oltre la prossima scadenza elettorale? rileviamo solo (ahimé!) libri dei sogni.

Il problema non è soltanto politico-amministrativo. È culturale. Quando il dibattito pubblico si riduce a una guerra di posizionamenti, la conseguenza inevitabile è l’allontanamento dei cittadini. E una città che perde partecipazione perde anche energia, idee e capacità di costruire il proprio futuro.

Non è un caso che molti giovani osservino la politica locale con crescente distacco. Vedono scontri continui, sottesi, ma faticano a individuare contenuti. Assistono a polemiche quotidiane, ma raramente percepiscono una discussione profonda sulle opportunità economiche, sulla valorizzazione del territorio, sui servizi, sul commercio o sul ruolo che Paternò dovrebbe avere nell’area metropolitana etnea.

Le riflessioni di Andrea Di Bella assumono quindi un significato che va oltre il singolo post Facebook. Diventano uno spunto per interrogarsi sullo stato di salute della politica cittadina. Perché una comunità cresce quando la competizione politica produce idee migliori, non quando genera soltanto divisioni e spot pubblicitari.

La vera sfida per chi oggi governa e per chi aspira a governare domani non è solo vincere una polemica sui social. È recuperare credibilità. E la credibilità si conquista tornando a parlare dei problemi reali della città, dimostrando competenza, coerenza e capacità di costruire una prospettiva. Paternò ha bisogno di meno tifoserie e più visione. Meno guerre personali e più politica.