Le dichiarazioni di Martina Ardizzone, esponente del Movimento 5 Stelle di Paternò, sulla costruzione di una coalizione di centrosinistra in vista delle prossime amministrative, si muovono su un crinale delicato, quello tra l’apertura politica alle forze del centrosinistra e la necessità di marcare un’identità autonoma. Magari proprio con Martina Ardizzone, già consigliere comunale e già deputata all’Assemblea Regionale Siciliana, nel ruolo di candidata a sindaco di Paternò. Quale centrosinistra andrebbe assieme? La Sinistra Italiana c’è o non ci sta? Tavoli e trattative, ma il M5S non si fida. Serve un progetto, non un cartello” e niente subalternità al PD.
Il punto politico è chiaro, il M5S locale prova a ritagliarsi un ruolo negoziale dentro un possibile fronte progressista, ma senza rinunciare a rivendicare coerenza e discontinuità rispetto alle dinamiche del passato, che nel PD getta ombre inquietanti… Tradotto, sì al dialogo, ma solo a determinate condizioni programmatiche e con una leadership che non sia frutto di meri equilibri tra correnti o “riciclati” della politica cittadina.
Qui sta la prima chiave di lettura. Martina Ardizzone sembra voler spostare il baricentro del confronto dalle alchimie elettorali ai contenuti, trasparenza amministrativa, legalità, gestione dei servizi e rottura con le logiche personalistiche che hanno caratterizzato cicli politici locali, soprattutto nel PD.
È una linea coerente con la cultura originaria del Movimento, ma che nel contesto di Paternò rischia di scontrarsi con la tradizionale frammentazione del centrosinistra, storicamente più abituato a federarsi contro qualcuno che attorno a un progetto condiviso.
Il secondo elemento è tattico, il M5S tenta di evitare l’isolamento senza però consegnarsi mani e piedi a un’alleanza indistinta.
In sostanza, Ardizzone lancia un messaggio doppio. All’elettorato dice, non stiamo facendo accordi di palazzo. Ai potenziali alleati, siamo disponibili, ma non subalterni. È una postura politicamente intelligente, perché consente margini di manovra sia in caso di coalizione larga sia nell’ipotesi di corsa autonoma al primo turno.
C’è però un nodo irrisolto, che il video lascia intravedere, chi guida e con quale metodo si sceglie il candidato sindaco? Senza una risposta credibile su questo punto, il richiamo all’unità rischia di restare retorico. Le coalizioni non nascono per affinità lessicale, ma su leadership riconosciute e programmi verificabili. E su questo terreno, il centrosinistra paternese ha spesso mostrato più ambizioni personali che visione comune.
In definitiva, le parole di Ardizzone rappresentano un segnale di apertura vigilata, disponibilità al confronto, ma dentro un perimetro di discontinuità politica rispetto al passato. Una posizione che può rafforzare il peso negoziale del M5S, ma che obbliga anche il Movimento a un passaggio di maturità, il Movimento 5 Stelle tratta ma non si consegna. Una risposta chiara al PD.
Il rischio, altrimenti, è il solito copione della politica locale, tavoli su tavoli, dichiarazioni concilianti, e poi la resa dei conti sulle candidature. E lì non basteranno più le parole, ma serviranno scelte nette.