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Il Vangelo secondo Gallo: miracoli, moltiplicazione delle poltrone e discepoli fedelissimi. E tutto diventa satira.

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da Palermo Giovanni Coriolano —


Nella religione cristiana, la fede, è l’adesione libera e totale a Dio e al suo disegno di salvezza, rivelato tramite Gesù. Da ciò che sembrerebbe emerge dai copiosi carteggi dell’inchiesta sul CEFPAS, è una forma inusitata la religione quella professata dal direttore generale Roberto Sanfilippo, che, rivolgendosi al suo “maestro”, si prostrava con devozione totale, chiamandoLo in maniera blasfema Gesu’, nonostante nella realtà dei fatti si trovasse di fronte ad un Cettolaqualunque in salsa sicula, con una particolare propensione al disprezzo delle regole.

Un soggetto che, come emerge dai carteggi, come scrive la magistratura inquirente, parla un italiano sommario, utilizza l’insulto. l’offesa, l’intimidazione, le trame ed anche le pressioni indebite, come ordinari strumenti di comunicazione e relazione, e che utilizzava il suo ruolo istituzionale simil-divino e la sua influenza, sul Presidente della Regione, sul direttore del CEFPAS, ma anche sui vertici dell’ASP di Agrigento, ma anche del SEUS 118, per la cura di interessi strettamente propri, elettorali, clienterali e talvolta “ludici”.Questo sembrerebbe emergere da ciò che scrive la procura.

Quindi, se l’on. Riccardo Gallo Afflitto, noto negli ambienti agrigentini anche con gli appellativi di “stofando” e “mi capisti o no?”, somiglia alla trasposizione sicula del più famoso Cetto La Qualunque, più che a “Gesù”, per similitudine, Roberto Sanfilippo non può che essere “Pino” detto anche “o straniero”, personaggio mitico della nota serie di film Qualunquemente, che della devozione al suo idolo ne ha fatto una ragione di vita.

Ed in effetti, sempre dai carteggi, sembrerebbe che il Sanfilippo sia talmente devoto al suo “Gesù”, che si e’ votato, mani e piedi, al credo ed alla fede da questo professata, divenendo egli stesso parte di un progetto “malato” che, per taluni aspetti può essere visto anche come demoniaco quando, come sembrerebbe, pur di ottenere l’appoggio di una parte dell’elettorato cattolico, oltre a traccheggi di ogni genere e natura, e taroccamenti di gare e concorsi, arriva ad assumere, con una procedura che oggi è palese essere stata pilotata ad arte, il fratello di un alto prelato della chiesa cattolica confidando nel l’influenza di questi sul fratello (?).

Prontamente al venir fuori delle carte dell’inchiesta un avvocato, agrigentino, esperto evidentemente anche in latinismi ed in questioni canoniche, si e’ prontamente lanciato in una difesa dell’alto prelato, che badiamo bene non e’ indagato, con un comunicato inviato a tutte le più importanti testate giornalistiche, che e’ stato universalmente apprezzato (sic!), sebbene contenesse anche la poco velata minaccia di querele se qualcuno avesse ancora chiamato in causa l’alto prelato.

Peccato che sempre dai carteggi della procura, è da un articolo di ieri, pubblicato su una testata nazionale, sembrerebbe emergere che l’alto prelato coscio della situazione, e non ignaro come affermato dal suo legale, consigliasse al fratello di affidarsi alle cure di Santa Margherita da Montevano, anch’essa particolarmente vicina alle posizioni del Gesù di Sanfilippo.

Evidentemente, ancorchè deprecabile, il genere di politica professato dal Gesù di Sanfilippo, nonostante il modus operandi inqualificabile, ormai svelato, ha suscitato anche nell’alto prelato una certa condivisione quando orientato a risolvere le aspettative lavorative di cotanto fratello, in dispregio anche dei più elementari precetti cristiani.
Pur non avendo alcun dubbio sulla buona fede del legale, difensore ad oltranza, dell’alto prelato abbiamo avuto modo di appurare curiosando sulla rete, senza neanche grande fatica, che questi condivide, tra l’altro, lo studio, con diversi legali, tra i quali uno di questi, un avvocato (così è scritto in vari annunci che ne pubblicizzano i servizi legali) che e’ noto, ad Agrigento e provincia, per essere il più stretto collaboratore dell’On. Riccardo Gallo Afflitto (questo non è scritto ma lo sanno tutti).

Pur immaginando che si tratti di una mera coincidenza formale e che magari si utilizzi solo “incidentalmente” (?) lo stesso civico della stessa via di Agrigento, e lo stesso numero telefonico, è quantomeno curioso che l’alto prelato, per la difesa della sua immagine, si sia rivolto ad un legale che condivide lo stesso civico della stessa via di Agrigento (ed anche gli stessi numeri telefonici con un collega legato al “Gesu’“ di Sanfilippo) e che è legale dell’Asp di Agrigento, e del 118, dove “Gesù” ha posto, per pura coincidenza, alla relativa guida personaggi come Capodieci e Marchetta che, appare evidente, sembrano i discepoli, alla stregua di Sanfilippo, di un progetto “mistico”, che via via sta rivelando, un disprezzo assoluto delle istituzioni, dell’interesse pubblico e del bene comune.

Siamo e restiamo garantisti e crediamo che la magistratura saprà fare il proprio corso in maniera corretta, ma ci sentiamo di dispensare a costoro una opportuna prudenza nel prendere posizioni, minacciare o fare querele e lanciare difese, che concretamente, rischiano di divenire tutt’altra cosa, trasformandosi in boomerang sia per chi si avventura in queste azioni, sia per i loro date causa. Circostanza già vista con le querele ricevute ed archiviate e con i nostri articoli citati nelle informative del SCO alla Magistratura.

Soprattutto considerato che, sembrerebbe, che il filone di inchiesta, culminato nelle richieste di arresto, che potrebbero essere confermate il prossimo 11 giugno, non sia l’unico fascicolo aperto sul tema e che esisterebbero altri filoni al vaglio dell’autorità giudiziaria, che vedono coinvolti molti altri personaggi sia del CEFPAS e dell’entourage dell’On Gallo Afflitto, nonché altre figure politicamente esposte, che potrebbero svelare un sistema ben più complesso ed articolato dedito sistematicamente a piegare la pubblica amministrazione a sconvolgenti interessi privati.

“CASTIGAT RIDENDO MORES”, se non ci fosse invece da piangere. Ma la satira ci aiuta.