
Nel corso di un confronto pubblico organizzato da Cittàinsieme, il sindaco di Enrico Trantino avrebbe pronunciato una frase destinata inevitabilmente a far discutere,
«Oggi in media il numero di auto che entrano in città ha 1,8 persone a bordo. La previsione è di usare sistemi informatici per fare pagare un pedaggio di ingresso alle auto che non arrivano a pieno carico, per spingere alla condivisione». Così scrive anche La Sicilia in un suo pezzo.
L’affermazione, infatti, ripresa da QTSicilia.info apre uno scenario che, se confermato, sarebbe di portata enorme per la vita quotidiana dei cittadini di Catania.
Perché una cosa è discutere di mobilità sostenibile, car sharing o trasporto pubblico efficiente. Altra cosa è immaginare un pedaggio urbano basato sul numero di passeggeri presenti dentro un’auto, controllato tramite “sistemi informatici”.
Una simile misura, qualora fosse confermata, solleverebbe interrogativi enormi, come verrebbe verificato il numero di persone a bordo? Quali sistemi tecnologici dovrebbero controllarlo? Con quali garanzie per la privacy dei cittadini? E soprattutto con quale base normativa? Ma soprattutto emerge una domanda molto semplice, questa idea è davvero un progetto amministrativo oppure solo una suggestione lanciata nel corso di un dibattito pubblico?
Al momento, infatti, risulta che non esista alcun bando, progetto o atto amministrativo che preveda l’introduzione di un simile sistema. Circostanza che, peraltro, un assessore comunale ci ha confermato per le vie brevi. Ed è proprio per questo che riteniamo necessario un chiarimento pubblico.
Se quanto riportato è stato male interpretato, il sindaco ha tutto l’interesse a precisarlo.
Se invece si trattava di una proposta reale, i cittadini hanno diritto di conoscere nel dettaglio quale sarebbe il percorso amministrativo e politico per arrivarci.
Per questo ci aspettiamo una chiarimento ufficiale pubblico da parte del sindaco Enrico Trantino su quanto riportato sia da noi, sia da La Sicilia. Perché governare una città complessa come Catania significa anche evitare che un’idea, una provocazione o una battuta diventino una possibile politica pubblica.
E su un tema delicato come quello della libertà di movimento dei cittadini, le parole pesano più degli atti amministrativi.