
Nuova scossa nella sanità siciliana. Il direttore generale del Policlinico di Messina, Salvatore Iacolino, è indagato dalla Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione.
L’inchiesta nasce dalle indagini sull’imprenditore massone di Favara Carmelo Vetro, già condannato per mafia. Proprio seguendo i rapporti e le attività economiche riconducibili a Vetro, i magistrati sono arrivati al nome del manager sanitario.
Il procuratore Maurizio de Lucia, l’aggiunto Vito Di Giorgio e i sostituti Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino hanno notificato a Iacolino un invito a comparire per venerdì prossimo. Nel frattempo sono in corso perquisizioni nelle abitazioni di Palermo e Agrigento e non si esclude che possano estendersi anche agli uffici dell’assessorato regionale alla Sanità, dove fino a pochi giorni fa il dirigente lavorava.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Iacolino avrebbe messo a disposizione della famiglia mafiosa di Favara le relazioni istituzionali e il potere accumulato negli anni.
I magistrati sostengono che tali relazioni sarebbero state costruite sia nel periodo in cui Iacolino era dirigente generale del Dipartimento per la pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute, sia durante la sua esperienza da parlamentare europeo eletto con Forza Italia.
A beneficiare dei presunti interventi sarebbero state due società: la Arcobaleno impresa sociale srl, riconducibile all’imprenditore Giovanni Aveni, che opera con l’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina; la An.sa Ambiente, società nella quale Vetro risulta formalmente dipendente ma che, secondo gli investigatori, sarebbe stata gestita di fatto proprio da lui. Entrambe avrebbero ottenuto commesse pubbliche e vantaggi nei rapporti con la pubblica amministrazione. Nel caso della società Arcobaleno, Iacolino avrebbe svolto il ruolo di intermediario tra l’imprenditore e i funzionari dell’Asp di Messina, facilitando incontri e spingendo alcuni passaggi amministrativi.
Secondo la Procura, il manager sanitario avrebbe anche esercitato pressioni sui vertici dell’azienda sanitaria per revocare l’accreditamento a un’impresa concorrente. Grazie ai rapporti con Iacolino, l’imprenditore Vetro sarebbe entrato in contatto con diversi esponenti delle istituzioni e dell’amministrazione pubblica, tra cui, il direttore amministrativo dell’Asp di Messina Giancarlo Niutta; il direttore generale Giuseppe Cuccì; la deputata regionale Bernadette Grasso, anche sindaco di Capri Leone e vicepresidente della Commissione regionale antimafia; il dirigente generale della Protezione civile regionale Salvatore Cocina.
Nel secondo filone dell’indagine, relativo alla società An.sa Ambiente, gli investigatori ipotizzano che Iacolino abbia favorito l’impresa riconducibile a Vetro. In cambio, sostengono i magistrati, avrebbe ricevuto sostegno economico per la campagna elettorale e la promessa di assunzioni per persone da lui segnalate.
Salvatore Iacolino è una figura di lungo corso nella sanità e nella politica siciliana. È stato europarlamentare di Forza Italia dal 2009 al 2014, prima di tornare a ricoprire ruoli apicali nell’amministrazione regionale. Negli ultimi anni ha guidato il Dipartimento per la pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute, uno degli uffici chiave nella gestione del sistema sanitario siciliano, responsabile della programmazione delle risorse e dei rapporti con aziende ospedaliere e Asp. Proprio da quell’incarico è passato recentemente alla guida del Policlinico universitario di Messina, nomina che ora rischia di essere travolta dalla nuova inchiesta giudiziaria.
C’è da dire infine che Iacolino è stato il motivo di forte contrasto tra Fratelli d’Italia e il Presidente della Regione, difeso però strenuamente dal presidente Schifani. Questo è quanto.