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Hybla Major: ciò che c’è ma non si vede

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C’è un rischio, quando si parla di iniziative culturali locali, scambiarle per eventi di contorno, riempitivi domenicali buoni per qualche foto e nulla più. Sarebbe un errore grossolano anche in questo caso.

La passeggiata-trekking verso l’acropoli di Hybla Major, organizzata a Paternò da un intreccio virtuoso di associazioni, non è solo un’escursione. È, o almeno prova ad essere, un atto politico nel senso più alto del termine, rimettere al centro ciò che una comunità ha smesso di vedere, ha smesso di ricordare, perdendo identità.

Hybla/Parthenos non è solo un nome evocativo buono per convegni o brochure. È una stratificazione viva, paganesimo e cristianesimo, Demetra e Maria, Etna e Simeto, memoria e rimozione. Tutto insieme. Tutto lì.

Eppure Paternò convive da anni con un paradosso quasi grottesco, possiede un patrimonio identitario potente, ma lo tiene ai margini, come se fosse un ingombro più che una risorsa. Torri, chiese, conventi, acquedotti nascosti, persino un cimitero monumentale che “nasconde un segreto”, elementi che altrove sarebbero sistema, narrazione, economia. Qui invece restano frammenti. Episodi. Occasioni mancate.

L’illusione dell’isolamento (che a qualcuno conviene).

Non raccontiamoci favole, l’isolamento culturale non è sempre casuale. Spesso è comodo. Comodo per una politica che preferisce gestire l’ordinario piuttosto che costruire visione. Comodo per una comunità che finisce per adattarsi a un’identità ridotta, quasi domestica, senza ambizione.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, l’invisibilità. Non geografica, perché Paternò è sotto l’Etna, nel cuore di una delle aree più riconoscibili della Sicilia, ma culturale. E l’invisibilità, oggi, è una scelta prima ancora che una condizione.

Una passeggiata che vale più di quanto sembra.

Dentro questo contesto, l’iniziativa promossa dall’Archeoclub Hybla Major, dal Kiwanis di Paternò, dall’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia,  e l’Associazione culturale cantastorie Busacca, non è neutra. È un tentativo, ancora fragile, ancora tutto da verificare, di invertire la rotta. Anche grazie al think tank CITY LAB.

Un tentativo non tanto per il percorso in sé, ma per l’idea che lo sostiene, “narrare l’invisibile”.

È qui il punto. Non basta avere un patrimonio, bisogna costruirne il racconto. E quel racconto deve essere diffuso, condiviso, riconoscibile, continuo. Non episodico. Perché senza narrazione, come per tutte le manifestazioni umane, la memoria resta archeologia. E l’archeologia, da sola, non costruisce identità.

Restituire identità o continuare a nasconderla?

La domanda vera è l’inizio di una nuova condivisione? Bella domanda. Ma va rovesciata,
c’è davvero la volontà di uscire dal recinto? Perché rompere l’isolamento significa esporsi. Significa mettere in discussione equilibri, abitudini, anche piccole rendite di posizione culturali e politiche.

Significa, soprattutto, smettere di trattare luoghi come Hybla Major come reliquie e iniziare a considerarli per quello che sono, strumenti di futuro.

Paternò è ancora una volta davanti al suo bivio storico, l’ennesimo, continuare a oscillare tra nascondimento e svelamento, oppure scegliere, finalmente, una direzione

Questa passeggiata può essere un segnale. Ma da sola non basta. Se resta un evento, è folklore. Se diventa metodo, allora sì, può trasformarsi in qualcosa di più serio, una presa di coscienza collettiva. E quella, a differenza delle passeggiate, non finisce alle 12.30 con un ritorno in piazza.

La reazione del Presidente dell’Archeoclub Hybla Major Angelo Perri: “La passeggiata di oggi ha aperto diversi scenari. In sinergia con i presidenti delle associazioni che hanno fortemente voluto questo avvenimento ci prepariamo a rendere questo avvenimento non una cosa una tantum ma un sistema strutturato di avvenimenti. Intanto registriamo con molto piacere la grande partecipazione di oggi. Ciò conferma che c’è tanta voglia di riscoprire e vivere la città. E soprattutto che siamo sulla strada giusta”.

Infine il commento di Mariabarbara Benfatto: “Eventi come questo riscrivono con chiarezza ciò che Paternò è già: un intreccio vivo di storia, paesaggio e comunità, che merita di essere riconosciuto e custodito. Un patrimonio che chiede continuità, affinché la città impari, giorno dopo giorno, a raccontarsi con consapevolezza e autenticità”.

E l’intervento del Presidente del Kiwanis Vito Palumbo:

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