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Politica

BUFERA NEL PD SICILIANO: L’ATTACCO A BARBAGALLO SULLE SUE ALLEANZE INNATURALI

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C’è un momento in cui le parole smettono di essere dibattito interno e diventano certificazione di un fallimento politico. Quello che sta accadendo nel PD siciliano è esattamente questo.

Quando Enzo Bianco arriva a denunciare pubblicamente la linea del partito, non siamo davanti a una normale dialettica tra correnti. Siamo davanti a una resa dei conti che rivela una verità scomoda, il Partito Democratico in Sicilia non ha più una bussola.

E il bersaglio, Anthony Barbagallo, non può cavarsela con la solita formula delle “alleanze civiche” o delle “scelte pragmatiche”. Qui non si tratta di pragmatismo. Si tratta di trasformismo puro.

Perché chi prova a mescolare centrosinistra e centrodestra nello stesso contenitore, senza una visione, senza un progetto, senza un perimetro politico chiaro, non sta costruendo ponti, sta svendendo identità.

Bianco lo dice senza giri di parole: “Così si distrugge la credibilità del partito”. Ed è difficile dargli torto. Per anni il PD ha chiesto voti in nome di valori, di un’alternativa, di una differenza rispetto al centro-destra. Oggi, invece, in alcuni comuni che vanno al voto, si scopre che quella differenza è negoziabile. Anzi, sacrificabile.

E allora la domanda è brutale, ma inevitabile, perché un elettore dovrebbe scegliere il PD, se il PD è disposto a governare con chiunque? Non è una questione morale astratta. È una questione di fiducia. Se tutto è trattabile, nulla è più credibile.

La verità è che questa strategia, chiamarla politica è persino generoso, sembra dettata da un’unica ossessione: vincere qualche elezione locale, a qualunque costo. Ma è un calcolo miope. Perché ogni accordo ambiguo oggi, è un pezzo di consenso che salta domani.

In Sicilia, terra già segnata da trasformismi cronici, il PD sta scegliendo di adattarsi al peggio invece di rappresentare un’alternativa. Non guida il cambiamento, lo rincorre, e nel farlo si snatura. E non basta rifugiarsi nella retorica del “caso per caso”. Il “caso per caso” è spesso il modo elegante per non avere una linea. E un partito senza linea è un partito inutile.

Bianco chiede chiarezza. Ha ragione. Ma la chiarezza, a questo punto, deve essere radicale, o il PD decide cosa vuole essere, oppure smetta di raccontarsi come un’alternativa. Perché il rischio, ormai concreto, non è una divisione interna. È qualcosa di peggio, è essere irrilevanti. E quando un partito diventa irrilevante, non perde solo elezioni. Perde il senso stesso della sua esistenza.

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