
C’è una linea sottile tra politica e gestione del potere. E poi c’è il momento in cui quella linea viene cancellata del tutto. Le recenti scelte del presidente Renato Schifani sembrano collocarsi esattamente lì, nel punto in cui la Sicilia smette di essere una comunità da governare e diventa una “torta” da distribuire.
Non è solo una questione di stile. È una questione di sostanza, e soprattutto di responsabilità. Sembra di assistere al festival dello Zecchino d’Oro e sentire “il valzer del moscerino”.
La nomina di Marcello Caruso alla Sanità non può essere liquidata come una semplice scelta politica. Qui si entra in un campo delicatissimo, dove le decisioni incidono direttamente sulla vita delle persone. E allora la domanda è semplice, con quale criterio si assegna un assessorato così cruciale, proprio nel momento più basso per la gestione della salute dei siciliani?
Il curriculum parla chiaro, esperienze in altri ambiti, ma nessuna competenza specifica nel settore sanitario. E questo, in una regione dove la sanità, come detto, è già al collasso, non è un dettaglio trascurabile. Liste d’attesa interminabili, diagnosi che arrivano troppo tardi o non arrivano affatto, reparti sotto pressione, non servono slogan, servono competenze.
Affidare un sistema così fragile a chi non ha una preparazione adeguata non è solo una scelta discutibile è un azzardo. E quando si azzarda sulla sanità, il prezzo lo pagano i cittadini.
Ma c’è di più. Il ritorno di Nuccia Albano aggiunge un ulteriore elemento di inquietudine. Non si tratta solo di opportunità politica, ma di sensibilità istituzionale. In una terra come la Sicilia, dove il tema della legalità dovrebbe essere trattato con il massimo rigore simbolico oltre che sostanziale, certe scelte pesano.
Il problema, quindi, non è solo chi viene nominato. È il messaggio che passa, la fedeltà conta più della competenza, che le poltrone sono strumenti di compensazione politica, che il merito può essere messo in secondo piano. E questo è il vero nodo.
Perché una classe dirigente si giudica soprattutto nei momenti difficili. E la sanità siciliana è uno di quei momenti. Se invece di alzare il livello si continua ad abbassarlo, il risultato non è solo una cattiva amministrazione, è una perdita di fiducia.
Schifani aveva l’occasione di segnare una discontinuità, di dimostrare che governare significa scegliere i migliori, non i più fedeli. Ha scelto un’altra strada. E quando la politica smette di selezionare competenze e inizia a distribuire incarichi, il rischio non è solo l’inefficienza. È il declino. La Sicilia non ha solo bisogno di equilibri interni ai partiti. Ha bisogno di essere governata con buon senso. E, soprattutto, rispettata.