Connect with us

Politica

PATERNÒ: INDIZIO PER UNA CANDIDATURA SINISTRA

Pubblicato

il

Dai Cinquestelle a Sinistra Italiana fino al “ligrestismo”, il nome che può tenere insieme tutti (tranne il PD) è Valerio Buemi?

C’è un movimento sotterraneo, ancora non ufficiale ma sempre più evidente, che attraversa il campo progressista locale, la ricerca di un candidato capace di tenere insieme pezzi diversi, spesso incompatibili tra loro. Un equilibrio difficile, quasi innaturale, ma che in politica, quando si spera di vincere, diventa improvvisamente praticabile.

In questo scenario prende forma un’ipotesi che circola con insistenza, Valerio Buemi come figura di sintesi. Un nome che, almeno sulla carta, avrebbe una caratteristica chiave, compresa quella pro migranti, che oggi vale più di qualsiasi appartenenza ideologica, non spaccare.

Un candidato “ponte” tra mondi diversi

Dai Cinquestelle a Sinistra Italiana, passando per aree civiche e ambienti più trasversali riconducibili a logiche di potere locale, come Controcorrente farcita da neo-nasisti. L’idea è semplice quanto ambiziosa, costruire un perimetro largo, con la marginalizzazione del Partito Democratico, che non sarebbe più il baricentro.

È qui che il paradigma cambia radicalmente. Perché un’eventuale candidatura Buemi non sarebbe solo una scelta amministrativa, ma un segnale politico preciso nella sinistra paternese, spostare il centro di gravità fuori dal PD, rompere la logica del “campo largo” tradizionale a trazione democratica, costruire un’alleanza alternativa, più fluida ma anche più imprevedibile.

Il nodo politico è il PD fuori dai giochi?

Il punto vero è questo, il Partito Democratico accetterebbe mai un candidato che non controlla? Difficile. Perché significherebbe perdere il primato nella coalizione con la incapacità di dettare linea e candidature e il ruolo di riferimento centrale del centrosinistra. E allora lo scenario si complica. Perché se da un lato Buemi potrebbe mettere insieme molti, dall’altro rischia di spaccare definitivamente il fronte progressista.

C’è poi una questione tutt’altro che secondaria, le primarie. Se il nome di Buemi dovesse emergere come sintesi politica di una o più parti, ma imposta, la tentazione di evitarle sarebbe forte. Motivo semplice, le primarie sono terreno favorevole al PD, che ha struttura, iscritti e capacità organizzativa, col rischio concreto di ribaltamento di questi equilibri forzati. E qui si gioca la partita vera, la marginalizzazione del PD locale.

La vera domanda non è se Buemi possa mettere d’accordo tutti. La domanda è un’altra, molto più concreta, questa coalizione esiste davvero o è solo un equilibrio troppo fragile destinato a saltare alla prima tensione, compresa quella di Controcorrente che imbarca i nasisti? E poi chi avrà la forza politica di imporre un candidato senza passare dalle primarie? Perché, al netto delle manovre, è lì che si misura la credibilità di un progetto. Il resto, per ora, è ancora un indizio, bisbigli, a due anni dalle elezioni.

Consigli