Connect with us

Politica

Centrodestra siciliano, tra archiviazioni, veleni e regolamenti di conti, la guerra fredda che nessuno ammette

Pubblicato

il

In Sicilia il centrodestra continua a vincere le elezioni, perde solo se arriva diviso, ma da mesi sembra impegnato soprattutto a combattere sé stesso. Dietro le dichiarazioni ufficiali sulla compattezza della coalizione, si moltiplicano tensioni, sospetti, correnti e partite personali che attraversano Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e i vari mondi civici collegati al governo regionale.

L’archiviazione del filone d’inchiesta relativo alla corruzione che coinvolgeva il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, ha certamente rilanciato una posizione che negli ultimi mesi era diventata terreno di scontro politico oltre che giudiziario. La Procura di Palermo e il Gip hanno ritenuto che vi fosse un “quadro indiziario di incertezza” tale da non consentire una ragionevole previsione di condanna.  Ma sarebbe ingenuo pensare che la vicenda si chiuda soltanto nelle aule giudiziarie. In politica, soprattutto in Sicilia, le archiviazioni non sempre archiviano anche le polemiche.

Da settimane, infatti, attorno alle vicende che riguardano alcuni esponenti di primo piano del centrodestra si è sviluppato un clima da resa dei conti permanente. C’è chi parla di semplici dinamiche interne, chi di lotte per la successione futura, chi addirittura di una guerra di dossier e retroscena che avrebbe trasformato Palermo e Catania nei due principali fronti di una battaglia sotterranea.

Il dato politico più evidente è che la coalizione che governa la Regione appare sempre più simile a una federazione di interessi che a una squadra con una strategia comune. Ogni nomina diventa una trattativa, ogni ente una casella da presidiare, ogni candidatura futura un terreno di scontro preventivo.

Sul tavolo non c’è soltanto il presente. Si guarda già alle prossime elezioni regionali, agli equilibri nazionali e al peso che la Sicilia potrà avere nei partiti di riferimento. Per questo motivo ogni indebolimento di un personaggio viene letto come un vantaggio per qualcun altro.

Il paradosso è che mentre l’opposizione continua a faticare nel costruire un’alternativa credibile, il principale avversario del centrodestra sembra essere diventato il centrodestra stesso.

Nei corridoi della politica siciliana la domanda circola da tempo, la coalizione riuscirà a restare unita fino alla fine della legislatura oppure le rivalità interne finiranno per esplodere definitivamente?

Per adesso prevale una tregua armata? Nessuno ha interesse ad aprire una crisi formale? Tutti sembrano prepararsi alla prossima imminente battaglia elettorale. E in Sicilia, quando tutti dichiarano che va tutto bene, di solito significa che qualcuno affila i coltelli.

Mentre i leader continuano a rassicurare sull’unità della coalizione, dalle dichiarazioni ufficiali emergono crepe sempre più evidenti. L’ultima arriva dall’Mpa, che lancia un appello alla mobilitazione generale e, soprattutto, richiama tutti alla responsabilità politica. “Non sfugge a nessuno, si legge in una nota del Coordinamento regionale Mpa, che il centrodestra, ad Agrigento … si gioca molto di più: la propria tenuta, la propria credibilità e … la stabilità stessa del governo regionale”. E aggiunge “questo è il momento di impegnarsi, di metterci la faccia”. 

Dietro la sfida di Agrigento non c’è soltanto l’elezione di un sindaco. C’è una partita molto più ampia che riguarda gli equilibri del governo Schifani, i rapporti di forza tra i partiti della maggioranza, anche all’interno dei partiti stessi e la leadership futura del centrodestra siciliano. L’Mpa sta dicendo che il comportamento degli alleati ad Agrigento (Lega e NDC) avrà conseguenze nei rapporti futuri dentro la maggioranza che sostiene Renato Schifani. Non significa necessariamente che il governo cadrà il giorno dopo il ballottaggio. Significa però che, in caso di sconfitta, si aprirà una resa dei conti cruenta: “Se Agrigento viene persa perché una parte del centrodestra non si mobilita per Alonge, nessuno pensi che tutto possa continuare come prima a Palermo.”