Abbiamo rinvenuto sul web un interessante articolo di Francesco Finocchiaro che mette a nudo le contraddizioni di Paternò. Strade dissestate, traffico, centro storico svuotato e una metropolitana che rischia di arrivare senza una strategia urbana. Una riflessione che apre interrogativi pesanti sulla passata amministrazione e sulla politica di oggi, troppo spesso impegnata, quando va bene, a denunciare ciò che non va senza indicare soluzioni concrete.
Paternò è diventata il catalogo delle occasioni mancate. Buche, rifiuti, marciapiedi malridotti, servizi carenti, attività commerciali che chiudono e quartieri che chiedono risposte. Problemi sotto gli occhi di tutti, che non richiedono grandi rivelazioni come succede di frequente, basta percorrere le strade della città.
Il contributo di Finocchiaro affronta proprio questo cortocircuito, una città senza una pianificazione organica, nella quale le criticità si accumulano e gli interventi rischiano di rimanere scollegati da una visione complessiva. Il punto, però, è anche un altro, la politica sembra aver imparato a fotografare i problemi molto meglio di quanto sappia progettare le soluzioni.
La passata amministrazione non può sottrarsi al confronto sulle scelte compiute, sulle opere realizzate e sulle questioni rimaste irrisolte. Ma non basta attribuire al passato ogni responsabilità per evitare di parlare del presente.
Chi oggi denuncia le buche, documenta i rifiuti, effettua sopralluoghi e mostra sui social tutto ciò che non funziona dovrebbe spiegare anche che cosa e come intende fare per cambiare le cose. Perché il sopralluogo può essere utile, la denuncia può essere necessaria, la fotografia può rendere visibile un disagio. Ma nessuno di questi strumenti, da solo, ripara una strada o riorganizza un servizio.
Se la politica si limita a compilare l’inventario del degrado, peraltro già conosciuto, senza presentare progetti, costi, priorità e scadenze, rischia di trasformare persino la denuncia in una scenografia teatrale.
METROPOLITANA: BASTANO GLI ANNUNCI?
Finocchiaro solleva interrogativi sul futuro della metropolitana e sul collegamento people mover tra la stazione Ardizzone e piazza della Regione. Un nodo strategico che richiede verifiche sullo stato della progettazione, sui finanziamenti e sulle connessioni con il centro urbano.
Una nuova infrastruttura, senza parcheggi, viabilità adeguata e collegamenti efficaci, rischia di non produrre tutti i benefici attesi. Eppure, troppo spesso, il dibattito pubblico si concentra sull’annuncio dell’opera più che sulle condizioni necessarie a farla funzionare.
CORSO ITALIA E CENTRO STORICO: IL PREZZO DELL’ASSENZA DI UNA VISIONE
Il traffico di Corso Italia, aggravato dai flussi extraurbani e dagli spostamenti scolastici, richiede una strategia complessiva, non interventi improvvisati. Allo stesso tempo, il centro storico continua a fare i conti con la perdita di attività commerciali, luoghi di aggregazione e vitalità. Ma solo l’assedio dei migranti.
È il paradosso di una città che lamenta lo svuotamento delle proprie piazze, ma fatica a costruire le condizioni per riportarvi cittadini, imprese e socialità. Anche su questi temi, le proposte dovrebbero essere misurabili, come il recupero degli spazi pubblici, accessibilità, sostegno al commercio, manutenzione programmata e servizi efficienti.
BASTA LIBRI DEI SOGNI
L’articolo di Francesco Finocchiaro offre lo spunto anche per una riflessione che va oltre le singole emergenze. Paternò ha bisogno di capire chi ha lasciato irrisolti determinati problemi, ma soprattutto di sapere chi è disposto ad assumersi oggi la responsabilità di affrontarli.
La politica che si prepara al futuro non può limitarsi a video, sopralluoghi, dichiarazioni e denunce. Deve presentare un’idea verificabile, spiegare come finanziarle e accettare che i cittadini ne misurino i risultati.
Perché una città non si governa con i video, con le fotografie delle buche, così come non si risana con un libro dei sogni.
Alla passata amministrazione spetta il confronto con il proprio operato. A chi oggi denuncia spetta il dovere di formulare proposte credibili. A tutti coloro che aspirano a guidare Paternò spetta una domanda semplice, quali decisioni intendete assumere, con quali risorse e in quali tempi? Insomma chi, come e quando.
Il resto è propaganda, o poco più.
E mentre la politica, o presunta tale, discute, fa video, fotografa e promette, Paternò continua ad aspettare il messia. Con le sue strade, i suoi rifiuti, le sue piazze vuote e le sue opportunità mancate.
Il rischio più grave non è soltanto che la città resti ferma. È che ci si abitui a chiamare programma politico la semplice descrizione di ciò che non funziona o i video del libro dei sogni.