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GIUSEPPE LOMBARDO, IL PROCESSO ALLE INTENZIONI NON È UNA PROVA

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Il caso Lombardo. Una vicenda che gira tra intercettazioni, accuse respinte e un emendamento che riguarda l’intero settore delle cure palliative.


C’è una regola fondamentale dello Stato di diritto che non può essere piegata alle convenienze della politica o alle suggestioni della cronaca, un’accusa non è una condanna, un’intercettazione non è una sentenza e una conoscenza personale non è, di per sé, una prova di complicità.

È da qui che bisogna partire per leggere la vicenda del deputato regionale Giuseppe Lombardo, sentito per tre ore dagli inquirenti e, secondo quanto riportato, fermo nel respingere l’accusa di avere chiesto l’assunzione di Domenica Spartà presso la Samo.

Ma c’è un elemento ulteriore che merita di essere chiarito e che, nella ricostruzione difensiva, assume un peso significativo, Lombardo non avrebbe presentato alcun emendamento a favore della ditta che ha successivamente assunto la persona indicata nell’articolo. L’emendamento richiamato nella vicenda sarebbe stato invece elaborato dalla commissione Sanità e avrebbe previsto benefici di carattere generale per tutte le imprese operanti nel settore delle cure palliative. Un dettaglio? Tutt’altro. È proprio su questi passaggi che occorre distinguere i fatti dalle interpretazioni.

  • L’emendamento un vantaggio per una ditta o una misura per l’intero settore?

Se un provvedimento legislativo introduce benefici generali per tutte le aziende che operano nelle cure palliative, non è corretto descriverlo automaticamente come uno strumento confezionato per favorire una singola impresa. La questione decisiva è comprendere la natura della disposizione, i suoi destinatari e il ruolo effettivamente svolto dai singoli protagonisti.

Secondo la ricostruzione qui rappresentata dalla difesa, Lombardo non avrebbe presentato un emendamento finalizzato. La difesa sostiene inoltre di avere documentato l’assenza di Lombardo dalla seduta in questione, quindi non avrebbe promosso una misura riservata alla ditta che avrebbe poi assunto Spartà. Se questi elementi trovano conferma negli atti, il quadro merita una valutazione ben diversa da quella suggerita da un semplice accostamento tra un’assunzione, un provvedimento legislativo e il nome di un parlamentare.

Una norma di portata generale non coincide, per il solo fatto di poter produrre vantaggi economici, con un intervento costruito su misura per un beneficiario specifico. Per sostenere il contrario occorrono elementi concreti che dimostrino un collegamento diretto tra l’azione del politico e il presunto favoritismo.

  • Il nodo dell’assunzione: dov’è la prova?

La contestazione, per come emerge dalla ricostruzione giornalistica, ruota attorno a un presunto interessamento di Lombardo per l’assunzione di una persona vicina a Luigi Zancla, nel contesto delle esigenze di personale manifestate nell’ambito delle cure palliative.

La versione difensiva è diversa, il deputato sarebbe stato informato della necessità di personale sul territorio catanese, ma avrebbe delegato le eventuali attività operative al proprio staff, senza indicare il nome della persona da assumere. Sempre secondo quanto riferito dalle notizie giornalistiche, la difesa sostiene che Lombardo non si sarebbe interessato né del contratto né del suo rinnovo.

Ecco il punto decisivo, essere informati di un’esigenza territoriale non equivale a impartire un ordine per assumere una determinata persona. La differenza è sostanziale. E non può essere cancellata da interpretazioni, ricostruzioni indirette o dal semplice fatto che un politico venga menzionato nelle conversazioni di altri.

Se l’accusa sostiene che Lombardo abbia esercitato pressioni, dovrà dimostrare quali pressioni, attraverso quali atti e con quale effettivo coinvolgimento del parlamentare. Le intercettazioni e se la loro trascrizione sia fedele, non sono una verità incontestabile, ma possono soffrire di interpretazioni del trascrittore.

Nelle ricostruzioni vengono richiamate conversazioni nelle quali altri soggetti avrebbero parlato dell’assunzione e del possibile ruolo politico del deputato. Ma le parole pronunciate da terzi non diventano automaticamente una prova della condotta di chi viene nominato. Occorre verificare il contesto, l’attendibilità degli interlocutori e la corrispondenza tra le loro dichiarazioni e i fatti documentati.

La difesa contesta la ricostruzione accusatoria e sostiene che alcune affermazioni intercettate sarebbero false. Sarà l’autorità giudiziaria a valutare la fondatezza delle diverse versioni. Ma sarebbe un errore trasformare le parole ascoltate in una prova incontrovertibile e in una sentenza anticipata, saltando proprio quella verifica che il procedimento giudiziario è chiamato a compiere.

  • Le parentele non sono responsabilità penali

Un altro elemento riportato dalla stampa riguarda i rapporti familiari di Spartà con persone indicate come appartenenti al clan Santapaola. Anche questo aspetto, qualora pertinente, può essere oggetto di approfondimento investigativo. Ma non può diventare una scorciatoia per attribuire responsabilità a chiunque abbia conosciuto o frequentato una determinata persona.

La responsabilità penale è personale. Non si eredita per parentela e non si dimostra attraverso una semplice relazione sociale. Se esistono condotte illecite, devono essere provate. Se esistono responsabilità individuali, devono essere accertate. Il resto è sospetto, non verdetto.

  • La politica non può essere giudicata per associazioni automatiche

Mettiamo allora in fila gli elementi che la difesa ritiene decisiv, l’assenza di un emendamento presentato da Lombardo a favore della specifica azienda; la formulazione dell’emendamento della commissione Sanità; la portata generale della misura, destinata alle imprese del settore delle cure palliative; la contestazione, da parte del parlamentare, di avere indicato la persona da assumere.

Sono elementi che devono essere verificati documentalmente, ma che non possono essere ignorati quando si valuta la solidità dell’ipotesi accusatoria. Perché una cosa è sostenere che un provvedimento abbia prodotto vantaggi anche per un’impresa che successivamente ha assunto una persona coinvolta nella vicenda. Altra cosa è dimostrare che quel provvedimento sia stato promosso o costruito da un parlamentare proprio per favorire quell’impresa o quella persona.

Il risultato economico di una norma, da solo, tra l’altro, non dimostra l’intenzione di chi non l’ha proposta né elaborata. È qui che passa il confine tra un legittimo approfondimento investigativo e una ricostruzione che rischia di trasformare una coincidenza in una responsabilità.

  • Prima i fatti, poi i giudizi

Difendere la posizione di Giuseppe Lombardo non significa sostenere che un deputato sia al di sopra di ogni sospetto. Significa pretendere che ogni sospetto venga verificato e che ogni accusa trovi riscontri concreti. La funzione pubblica impone trasparenza e rigore. Ma proprio per questo l’accertamento deve essere scrupoloso, senza sconti, ma anche senza condanne preventive.

La domanda da porre non è soltanto se Lombardo conoscesse determinate persone o se il suo nome sia comparso nelle conversazioni di altri. Bisogna accertare se abbia effettivamente compiuto le condotte contestate e se esistano elementi capaci di dimostrarlo. E, soprattutto, occorre chiarire documentalmente il ruolo del deputato rispetto all’emendamento: chi lo ha elaborato, chi vi ha partecipato, quale fosse il suo contenuto e quali soggetti ne fossero destinatari.

Se, come sostiene la ricostruzione difensiva, Lombardo non lo ha presentato né possa avere partecipato alla sua elaborazione, mentre la misura riguardava in via generale tutte le imprese del settore, questo elemento dovrà essere considerato nella corretta valutazione della vicenda. Non servono assoluzioni preventive. Non servono neppure condanne costruite prima del processo. Serve la verità dei fatti, senza scorciatoie e senza processi alle intenzioni.

Perché in uno Stato di diritto un’accusa deve essere dimostrata nelle sedi competenti. E la presunzione di innocenza non è una concessione al potente di turno, è una garanzia che protegge tutti.