Per tre anni abbiamo scritto quasi in solitudine. Abbiamo raccontato di incarichi, nomine, consulenze, assunzioni, procedure opache, silenzi istituzionali e un sistema che, attorno al CEFPAS, appariva sempre più impermeabile a qualsiasi richiesta di chiarimento pubblico.
Per tre anni, ogni articolo veniva derubricato a polemica, fastidio, attacco politico.
Oggi però accade qualcosa di diverso, l’on. Nello Dipasquale annuncia un esposto alla Procura di Caltanissetta. E questo cambia il livello della vicenda. Perché da questo momento la questione non appartiene più soltanto al confronto politico o mediatico.
Quando entrano in scena “altri palazzi”, significa che qualcuno dovrà finalmente spiegare, carte alla mano, ciò che finora è rimasto confinato tra comunicati evasivi, silenzi e autodifese.
La politica può scegliere di minimizzare. La stampa può essere ignorata. Ma davanti alla magistratura non bastano slogan, relazioni di circostanza o operazioni d’immagine.
La vera domanda adesso è semplice, se tutto era così limpido, perché servono esposti, verifiche e tensioni istituzionali crescenti?
Noi non abbiamo cambiato linea in base al vento. Abbiamo continuato a scrivere anche quando conveniva tacere. E forse il punto più importante è proprio questo, in Sicilia troppo spesso chi denuncia pubblicamente viene minimizzato, finché la vicenda non diventa troppo grande per essere nascosta.
Ora il caso CEFPAS entra in una fase nuova. E chi per anni ha fatto finta di non vedere, improvvisamente scopre che il problema esiste. Ci siamo riusciti.