Ci sono numeri che non hanno bisogno di interpretazioni politiche. Parlano da soli. E quelli pubblicati oggi da un quotidiano locale sono devastanti, la Regione Siciliana è ultima in Italia nella capacità di spendere i fondi europei FESR e sprofonda anche nei “Patti di coesione”. Non un semplice ritardo burocratico. Un collasso amministrativo e politico.
Secondo i dati del Ministero dell’Economia riportati dal giornale, la Sicilia si ferma a un misero 6,57% di spesa dei fondi FESR. Peggio di tutti. Peggio perfino di regioni storicamente considerate fragili sul piano amministrativo. E sui fondi FSC la situazione è altrettanto imbarazzante, appena il 5,06%. Tradotto in termini concreti, miliardi di euro disponibili che restano fermi mentre la Sicilia continua a perdere infrastrutture, lavoro, competitività, servizi, sviluppo industriale e occasioni per i giovani.
La politica delle inaugurazioni senza risultati
Da anni la politica regionale vive di annunci, conferenze stampa, passerelle, slogan sul “rilancio del Sud” e fotografie istituzionali. Ma dietro le scenografie resta il vuoto. I numeri certificano che la macchina regionale non riesce a trasformare le risorse in cantieri, opere, investimenti e crescita. Il dato più grave non è solo essere ultimi. È esserlo dopo decenni di fondi straordinari ricevuti dall’Europa e dallo Stato. La Sicilia continua ad avere disponibilità finanziarie enormi ma una capacità di spesa da amministrazione paralizzata. E allora bisogna dirlo chiaramente non è più questione di emergenza. È un sistema che non funziona.
Burocrazia, clientele e incapacità
Ogni volta il copione è identico, bandi lenti, progetti bloccati, uffici regionali incapaci di chiudere procedure, Comuni lasciati soli, consulenze e poltrone, senza merito alcuno, che crescono mentre i risultati crollano. Nel frattempo le imprese aspettano, i territori si impoveriscono e i giovani continuano a partire. La verità è che in Sicilia spesso si governa il consenso, non l’efficienza. Si finanzia la propaganda mentre l’economia reale resta impantanata.
Il paradosso più scandaloso
La Sicilia avrebbe bisogno disperato di quei fondi, per aree industriali degradate, reti idriche colabrodo, dissesto idrogeologico, trasporti insufficienti, zone interne abbandonate, sanità territoriale disastrata. Eppure proprio la Regione che avrebbe più necessità di utilizzare rapidamente le risorse europee è quella che riesce meno a spenderle. Questo non è soltanto un fallimento tecnico. È una responsabilità politica enorme.
Chi pagherà il prezzo?
Come sempre lo pagheranno i Comuni, le imprese sane, i professionisti, i cittadini, le nuove generazioni. Perché i fondi non spesi oggi diventano sviluppo perduto domani.
Ed è qui che la questione smette di essere statistica e diventa morale, mentre altre regioni trasformano i fondi europei in infrastrutture e crescita, la Sicilia continua a trasformarli in ritardi, alibi e occasioni mancate. La domanda vera ormai è una sola: quanti altri miliardi dovranno andare sprecati prima che qualcuno si assuma davvero la responsabilità di questo disastro?