
Da Zafferana Etnea arriva un richiamo che va oltre le dinamiche interne ai partiti. Nello Musumeci mette sul tavolo una questione politica che, a nostro giudizio, merita attenzione e condivisione e che sostanzialmente fa il paio con l’intervista realizzata qualche giorno fa da Ruggero Razza e la politica dei risultati: una lezione che la Sicilia dovrebbe ascoltare.
Durante la convention Etna Tricolore, il ministro Nello Musumeci ha scelto di affrontare uno dei nodi più delicati della politica siciliana, lo stato di salute del centrodestra. Lo ha fatto con toni misurati ma estremamente chiari, richiamando tutti gli alleati alla necessità di recuperare quello spirito di coalizione che, negli ultimi anni, sembra essersi progressivamente affievolito.
Il punto centrale del suo ragionamento è semplice, una coalizione non può esistere soltanto quando si preparano le liste elettorali. Se ogni forza politica percorre una strada autonoma per cinque anni per poi ritrovarsi esclusivamente alla vigilia del voto, viene meno il senso stesso di un progetto comune.
È una riflessione che non riguarda soltanto gli equilibri interni del centrodestra, ma il modo stesso di intendere la politica. Governare significa condividere una visione, non limitarsi a sommare sigle e consensi.
Musumeci ha anche rivolto un invito al presidente della Regione Renato Schifani, chiedendo di valorizzare il principio della continuità amministrativa. Un passaggio che non va letto come una polemica personale, quanto piuttosto come un richiamo istituzionale: ogni governo eredita risultati, problemi, opere avviate e responsabilità da chi lo ha preceduto.
Pensare che la storia amministrativa della Sicilia sia iniziata soltanto con l’attuale legislatura significa cancellare un percorso fatto di luci e ombre, nel quale ogni presidente della Regione ha lasciato un’impronta. Il riconoscimento del lavoro svolto dai governi precedenti non indebolisce chi governa oggi; al contrario, rafforza la credibilità delle istituzioni.
Da questo punto di vista condividiamo pienamente il messaggio lanciato da Musumeci. La politica siciliana ha bisogno di recuperare cultura di governo e capacità di costruire una prospettiva comune, evitando quella competizione permanente tra alleati che troppo spesso finisce per logorare la coalizione più delle opposizioni.
La stabilità non nasce dalla semplice aritmetica parlamentare, ma dalla condivisione di obiettivi, metodo e responsabilità. Se il centrodestra vuole continuare a rappresentare una proposta credibile per i siciliani, deve dimostrare di essere una comunità politica prima ancora che un’alleanza elettorale.
Il richiamo arrivato da Zafferana Etnea va dunque letto come un invito alla maturità politica. Non una resa dei conti, ma un appello a ritrovare quello spirito unitario che consente a una coalizione di governare con efficacia e autorevolezza.
In un momento in cui la Sicilia affronta sfide decisive – dallo sviluppo infrastrutturale alla gestione delle risorse, dalla sanità alle politiche territoriali – il dibattito aperto da Musumeci appare non solo legittimo, ma necessario. Perché le coalizioni durano se condividono una visione. Se diventano soltanto strumenti per vincere le elezioni, il rischio è quello di perdere, prima ancora del consenso, la propria identità politica.