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IL GRILLINO FRIGNA. E LA POLITICA CAMPOLARGHISTA SCOPRE IMPROVVISAMENTE IL DIRITTO ALLA SENSIBILITÀ

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C’è una parola che, nella politica italiana, produce effetti meteorologici imprevedibili «depistaggio». Se compare in un documento giudiziario riferita a qualcuno che sta dalla parte politicamente sbagliata (diciamo del centrodestra), può provocare terremoti, speciali televisivi, prime pagine, indignazione, editoriali, commissioni d’inchiesta sulle commissioni d’inchiesta e probabilmente anche una puntata di Piazza Pulita con plastico incorporato. Se invece compare accanto al nome di un ex magistrato oggi parlamentare grillino, improvvisamente cala una certa nebbia istituzionale. Non è censura. È… diciamo una forma evoluta di prudenza selettiva.

Il caso che imperversa è quello di Roberto Scarpinato. Il Gip di Caltanissetta Santi Bologna, nel provvedimento richiamato da Il Tempo, avrebbe utilizzato l’espressione «attività depistante». Il procedimento, va ricordato, è stato archiviato contro ignoti per mancanza di prove nominative sui mandanti occulti. E qui comincia lo spettacolo. Perché il problema, evidentemente, non è più soltanto ciò che c’è scritto negli atti. Il problema è chi lo legge.

IL NUOVO CODICE PENALE DELLA POLITICA funziona più o meno così. Se sei di destra è «Scandalo! Dimissioni! Trasparenza! Responsabilità politica!». Se sei di sinistra:, «Aspettiamo di leggere bene le carte.» Se sei grillino, «È bullismo!». E naturalmente arriva anche il quarto livello. Se sei grillino ed ex magistrato è «Attacco alla storia personale».

A quel punto la storia personale diventa una specie di immunità diplomatica. Puoi essere interrogato. Puoi essere criticato. Puoi perfino essere oggetto di un provvedimento giudiziario che utilizza parole pesanti. Ma attenzione non puoi essere messo politicamente in discussione. Quello sarebbe bullismo.

LA MAGICA PAROLA DIMISSIONI quando arriva davanti alla propria porta, improvvisamente, in questo caso, diventa un concetto fascista. E POI C’È LA STAMPA. Qui viene il pezzo più divertente. Perché, secondo la lettura proposta da Il Tempo, alcuni grandi giornali avrebbero trattato la vicenda quasi con la delicatezza riservata a un vaso dell’epoca Ming, due righe, un titolo laterale, niente urla, niente trombe, nessun allarme democratico.

Immaginate invece il contrario. Un ex magistrato di centrodestra. Un parlamentare. Una Commissione antimafia. E un Gip che scrive nero su bianco una formula altrettanto pesante. Apriti cielo. È «BUFERA!», «TERREMOTO!»,  «ISTITUZIONI SOTTO ATTACCO!». Tre talk show. Cinque editoriali. Sette ospitate. Dodici esperti. E almeno un professore emerito collegato da casa con la libreria alle spalle. In questo caso, invece, pare che il mainstream del giornalismo investigativo abbia improvvisamente scoperto il valore terapeutico del silenzio. Della sensibilità umana.

IL PARADOSSO FINALE. La satira, però, non è contro Scarpinato. La satira è contro il doppio metro. Perché se davvero crediamo nella trasparenza, nella magistratura, nelle istituzioni e nella responsabilità politica, allora quelle regole devono valere per tutti. Non puoi pretendere il massimo rigore quando riguarda il tuo avversario di centrodestra e il massimo garantismo quando riguarda il tuo compagno di viaggio. Altrimenti non stai difendendo la legalità. Stai semplicemente difendendo la tua squadra. E allora sì che viene da ridere. Perché nel grande campionato della politica italiana e siciliana abbiamo finalmente scoperto una nuova regola: il rigore è sacrosanto… purché losi eserciti per l’altra squadra.

E il grillino? Beh, secondo Il Tempo invece di farsi da parte frigna. Ma forse il problema più grosso non è chi frigna. È che, da qualche parte, c’è sempre qualcuno pronto a porgergli il fazzoletto.