La politica, qualche volta, si racconta meglio fuori dagli schemi di un’intervista tradizionale. Una conversazione informale, qualche domanda diretta e la possibilità di affrontare i temi senza il rituale delle dichiarazioni di circostanza. È questo lo spirito della chiacchierata con Giovanni Magni, capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio comunale di Catania, che abbiamo incontrato per ragionare sul presente della città, sugli equilibri del partito e sulle prospettive politiche dei prossimi anni.
- Il primo argomento non poteva che essere la trasformazione urbana promossa dal sindaco Enrico Trantino.
Piste ciclabili, cantieri, traffico e parcheggi sono ormai entrati stabilmente nel dibattito cittadino, alimentando consensi, critiche e malumori. Il nodo è sempre lo stesso, quanto bisogna sopportare oggi in nome dei benefici promessi per domani? E, soprattutto, queste scelte rischiano di produrre un dividendo elettorale positivo oppure di presentare il conto a chi le ha sostenute?
Magni invita a non fermarsi ai disagi del momento. «Oggi ci sono cantieri dappertutto, è chiaro che il traffico ne soffre, ma ho la percezione che stiamo cambiando il volto della città», osserva, invitando ad avere pazienza fino alla conclusione dei lavori e alla consegna di una Catania più moderna.
Una difesa dell’impostazione amministrativa che non esclude, tuttavia, la necessità di qualche correzione. Lo stesso Magni riconosce che «ci vorrebbero più parcheggi, forse meno ZTL», ma ritiene che il completamento della metropolitana, da Paternò a Catania, possa contribuire ad alleggerire il traffico in entrata proveniente dalla parte a ovest della provincia, e a risolvere una parte delle criticità urbane.
Il ragionamento parte da una considerazione precisa: Catania non può essere letta soltanto attraverso il numero dei suoi residenti. «È il centro nevralgico di una metropoli di circa un milione di abitanti, malgrado i residenti siano 300.000», sottolinea Magni, indicando nel potenziamento del trasporto pubblico una delle chiavi per affrontare il problema della congestione urbana.
Anche le piste ciclabili, spesso contestate, vengono ricondotte a questa strategia. Se razionalizzate, sostiene, le ciclovie e la mobilità dolce possono contribuire a decongestionare il traffico e a mitigare l’inquinamento. La conclusione è affidata a una previsione che suona anche come una difesa politica dell’amministrazione: «Sono certo che fra due anni potremmo chiudere questo bilancio in positivo, bilancio che oggi si percepisce tra luci e ombre».
Il tempo, dunque, come principale alleato di Trantino. Resta da capire se, una volta terminati i cantieri, i cittadini riconosceranno i benefici promessi e se la trasformazione urbana riuscirà a compensare i disagi accumulati. Perché in politica le opere si inaugurano, ma il consenso si conquista soprattutto nella vita quotidiana.
- FRATELLI D’ITALIA, LE DEFEZIONI NON SPAVENTANO MAGNI
Dalla città al partito il passo è breve. E qui il tema diventa quello della tenuta di Fratelli d’Italia a Catania, dopo l’uscita di quattro consiglieri comunali: Barresi, Parisi, Campisi e Bonaccorsi. Defezioni che inevitabilmente sollevano interrogativi sugli equilibri interni, sulla gestione degli spazi politici e sulla capacità del partito di mantenere la propria attrattività.
Magni, però, non sembra intenzionato a drammatizzare. «Mi pare che il partito non soffra di particolari patologie, malgrado la “fuga” di quattro consiglieri comunali», afferma, riconoscendo agli ex compagni di partito stima personale e politica.
Le ragioni degli addii, a suo giudizio, sono diverse e vanno ricondotte a percorsi individuali e a un’esperienza che per alcuni non sarebbe stata più sostenibile. Tra le motivazioni evocate ci sono le aspirazioni personali e la loro percezione di spazi politici troppo ristretti.
Ma è proprio su questo punto che Magni rovescia la prospettiva: le uscite potrebbero liberare nuove opportunità per chi guarda al partito dall’esterno. «FdI, con spazi liberi, diventa attrattivo per nuovi ingressi che ci saranno certamente», sostiene, ribadendo la convinzione che il partito resti «appetibile e radicato nel territorio. Per non parlare dei tanti giovani, delle associazioni e le politiche universitarie che curo particolarmente».
Una lettura fiduciosa, che punta a trasformare un momento di difficoltà potenziale in un’occasione di riorganizzazione. Saranno però i fatti a stabilire se gli spazi liberati verranno effettivamente occupati da nuovi protagonisti e se il radicamento territoriale continuerà a tradursi in consenso.
Magni, intanto, guarda oltre le dinamiche del momento e individua nelle prossime elezioni regionali e nazionali uno spartiacque decisivo: «Non dimentichiamo che le elezioni regionali e nazionali segneranno la linea di demarcazione per il futuro».
Un passaggio che lascia intendere come gli equilibri locali non possano essere separati dalle dinamiche più ampie del partito. Le prossime competizioni elettorali serviranno a misurare la solidità della classe dirigente, la capacità di attrarre nuovi consensi e il peso dei diversi riferimenti politici.
- IL FUTURO PERSONALE E IL LEGAME CON GALVAGNO
Rimane la questione più personale, quale futuro immagina Giovanni Magni? Quali ambizioni coltiva oltre il ruolo di capogruppo? È il terreno sul quale le risposte diventano più misurate, senza però rinunciare a qualche indicazione.
«A me piace oggi ciò che sto facendo, il ruolo di capogruppo mi completa», dichiara. Una risposta che restituisce la soddisfazione per l’incarico attuale, ma che non chiude del tutto la porta a prospettive future. «Certo, senza aspirazioni la politica sarebbe monca», ammette, precisando tuttavia che le scelte non dipendono soltanto dalla volontà individuale.
Magni si definisce infatti un uomo di squadra, e il riferimento a Gaetano Galvagno chiarisce ulteriormente il suo modo di intendere il percorso politico. «Considero Gaetano Galvagno non solo un leader cui spettano le decisioni, ma come un fratello maggiore che dispensa consigli sulle scelte da compiere».
Parole che raccontano un rapporto di fiducia personale e politica, ma che sottolineano anche il peso della dimensione collettiva nelle prospettive individuali. Le ambizioni esistono, dunque, ma si collocano all’interno di un sistema di relazioni, valutazioni e decisioni condivise.
Ed è forse proprio qui che la conversazione trova il suo punto più interessante. Magni difende l’operato dell’amministrazione cittadina senza negarne le criticità, considera superabili le defezioni che hanno interessato il partito e non nasconde che la politica abbia bisogno di aspirazioni. Ma, quando si tratta del proprio domani, preferisce non trasformare le ambizioni in annunci.
Catania dovrà attendere la conclusione dei cantieri per misurare il risultato delle scelte urbanistiche; Fratelli d’Italia dovrà dimostrare che gli addii non ne hanno indebolito la capacità di attrazione; Magni, dal canto suo, sembra affidare alle dinamiche della squadra e alle prossime scadenze elettorali una parte importante delle risposte sul proprio futuro.
Una chiacchierata, insomma, senza proclami e senza investiture anticipate. Ma con un dato emerge con chiarezza, nella politica catanese il presente è ancora tutto da verificare, mentre il futuro comincia già a essere terreno di confronto.