Il punto che evidenziamo è molto forte: lo stesso magistrato che in una fase del procedimento svolge il ruolo di giudice che condanna e successivamente quello di pubblico ministero in Cassazione. Nel mezzo l’assoluzione della Corte d’Appello. È esattamente uno degli argomenti più citati nel dibattito sulla separazione delle carriere.
Questa storia spiega meglio di mille convegni perché in Italia si discute da anni della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Una vicenda reale, raccontata pubblicamente in un video dal Claudio Velardi, direttore de Il Riformista, che descrive una situazione destinata inevitabilmente a far discutere,
Formalmente il sistema lo consente, perché in Italia giudici e pm appartengono allo stesso ordine e possono cambiare funzione nel corso della carriera. Ma proprio questa possibilità alimenta da tempo una domanda semplice, può esserci piena garanzia di equilibrio tra accusa e giudizio se le carriere restano così intrecciate?
Il problema non riguarda la buona fede dei singoli magistrati. Riguarda il principio di imparzialità percepita e fattuale. In qualunque sistema giudiziario moderno, il giudice dovrebbe apparire, oltre che essere, totalmente estraneo alla logica dell’accusa. Quando invece le funzioni possono alternarsi, il rischio di una commistione culturale e professionale diventa inevitabile, quasi di defalut.
È proprio questo il punto sollevato nel video che pubblichiamo, la denuncia di un caso concreto che riporta al centro una questione che la politica discute da decenni ma che non ha mai davvero risolto. Chi sostiene la separazione delle carriere lo ripete da anni,
giudici e pubblici ministeri devono essere due mestieri diversi, con percorsi distinti, per garantire una distanza reale tra chi accusa e chi giudica.
E quando emergono storie come questa, il dubbio, ovvero la certezza, tornano inevitabilmente a galla. Perché la giustizia non deve solo essere imparziale. Deve anche apparire tale agli occhi dei cittadini. E ogni episodio che confonde i ruoli rischia di incrinare proprio quella fiducia, quelli denunciati da migliaia di magistrati che la vivono da dentro.