Quello che emerge dall’atto della Procura è un passaggio che, per chi ha seguito questa vicenda fin dall’inizio, ha un valore che va oltre la semplice cronaca giudiziaria. Nero su bianco, gli stessi magistrati scrivono che “l’analisi delle cronache giornalistiche” ha indotto l’ufficio requirente ad avviare l’attività di approfondimento sulle vicende del Cefpas.

Non è una medaglia da appuntarsi al petto. È qualcosa di più importante, il riconoscimento del ruolo che il giornalismo può e deve svolgere quando decide di fare davvero il proprio mestiere.
Quando nel 2023 abbiamo iniziato a raccontare ciò che accadeva all’interno del Cefpas, in molti hanno preferito voltarsi dall’altra parte. Le nostre inchieste parlavano di assunzioni controverse, consulenze, incarichi, rapporti politici e gestione del potere. Temi scomodi, capaci di disturbare equilibri consolidati e interessi trasversali.
In questi anni non sono mancate le pressioni. Non sono mancate le minacce, le querele poi archiviate. Non sono mancate le telefonate, i suggerimenti più o meno amichevoli, gli inviti alla prudenza e persino le raccomandazioni di chi riteneva opportuno abbassare i toni. Ma il giornalismo non può essere esercitato con il permesso dei potenti. O si fa fino in fondo oppure diventa semplice comunicazione di servizio.
Oggi leggiamo nelle carte della Procura di Caltanissetta che proprio quelle cronache giornalistiche hanno rappresentato uno degli elementi che hanno spinto gli investigatori ad accendere un faro sul sistema Cefpas. È una soddisfazione professionale enorme, soprattutto perché arriva dopo quattro anni di lavoro meticoloso, di verifiche, di documenti studiati, di testimonianze raccolte e di articoli pubblicati spesso in solitudine.
Naturalmente saranno i giudici a stabilire responsabilità e colpe. Il garantismo impone rispetto per tutti gli indagati e per il percorso processuale che li attende. Ma un dato è già incontestabile: ciò che per anni veniva liquidato come esagerazione giornalistica, accanimento o polemica politica, oggi è diventato materia di indagine giudiziaria.
Se il Cefpas si confermerà davvero il centro di un sistema costruito per soddisfare interessi privati, politici ed elettorali, come ipotizzato dagli inquirenti, allora ci troveremo davanti a uno degli scandali più gravi che abbiano investito la sanità e la pubblica amministrazione siciliana negli ultimi anni.
Per quanto ci riguarda, questa vicenda rappresenta soprattutto la dimostrazione che il giornalismo d’inchiesta serve ancora. Serve quando scoperchia ciò che altri vogliono tenere chiuso. Serve quando pone domande che nessuno vuole ascoltare. Serve quando resiste alle intimidazioni e continua a seguire una pista anche quando sembra scomodo farlo.
Il tempo dirà quale sarà l’esito giudiziario dell’inchiesta. Ma una cosa è già certa, il vaso di Pandora è stato aperto. E nessuno potrà più fingere di non aver visto cosa c’era dentro.