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ANTIMAFIA S.P.A. – A PAGARE SEMPRE I  SICILIANI

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C’era una volta l’Antimafia con la “A” maiuscola. Quella dei martiri, del sacrificio, del coraggio civile. Poi, da qualche parte lungo il tragitto, qualcuno ha pensato bene di trasformarla in una holding. Una società per azioni del sospetto. Un gigantesco supermercato del moralismo dove gli unici a fare la spesa erano sempre gli stessi, magistrati-star, amministratori giudiziari onnipotenti, consulenti parentali e professionisti della legalità col portafoglio molto più gonfio della coscienza.

E così oggi scopriamo che perfino il Tribunale di Agrigento ha dovuto prendere carta e penna per cancellare quasi diciassettemila euro di compensi destinati a Lorenzo Caramma, marito dell’ex giudice Silvana Saguto, per consulenze mai effettuate sui beni confiscati dell’imprenditore Diego Agrò. Consulenze fantasma. Soldi veri.

Il dettaglio grottesco è che mentre ai siciliani veniva impartita la predica quotidiana sulla legalità, nei retrobottega dell’Antimafia S.p.A. si consumava il più classico dei banchetti feudali. Altro che lotta alla mafia, qui sembrava di assistere a una spartizione di latifondi medievali, con tanto di viceré, cortigiani e fedelissimi piazzati ovunque ci fosse da mungere patrimoni sequestrati.

La Sicilia produttiva veniva trattata come terra di conquista. Bastava un sospetto, un’indagine, un’etichetta appiccicata addosso da qualche procura in cerca di trofei mediatici, e il gioco era fatto, aziende commissariate, famiglie distrutte, patrimoni paralizzati, imprenditori trasformati in appestati civili prima ancora di una sentenza definitiva. E nel frattempo? Nel frattempo c’era chi fatturava.

C’era chi trasformava i sequestri in rendite di posizione. Chi amministrava aziende senza capirne nulla ma capendo benissimo come giravano parcelle e incarichi. Chi parlava di etica pubblica, infilava le mani nei resti ancora caldi dell’economia siciliana.

Le storie scoperte sono il simbolo perfetto di questa tragedia travestita da giustizia morale. Accusati, travolti, confiscati, massacrati mediaticamente. Poi assolti. Ma troppo tardi. Perché in Sicilia l’assoluzione arriva spesso come i fiori al funerale, bella, elegante, inutile.

Cinquantiquattro milioni di euro sequestrati e poi restituiti sulla carta dopo anni di devastazione economica e umana. Intere realtà produttive cancellate nel nome di una macchina giudiziaria che troppo spesso sembra interessata più alla scenografia del potere che alla verità. Ed è qui che cade definitivamente la maschera dei nuovi sacerdoti della legalità.

Per anni hanno pontificato dai salotti televisivi e dalle conferenze istituzionali. Hanno distribuito patenti morali come fossero indulgenze medievali. Hanno diviso il mondo tra puri e impuri, tra illuminati e “collusi”, mentre dentro certi palazzi cresceva un sistema che oggi appare sempre più simile a una oligarchia giudiziario-clientelare.

I nuovi viceré non arrivano più da Madrid con la spada. Arrivano con il codice annotato, la conferenza stampa pronta e una rete di incarichi da distribuire. E guai a criticare. Perché chi osava fare domande veniva subito catalogato, nemico dell’Antimafia, complice, eretico civile. In Sicilia è successo anche questo, il sospetto è diventato arma politica, la legalità una professione redditizia, l’Antimafia un marchio commerciale.

Ma il giocattolo si è rotto. La vicenda Saguto non è solo una pagina nera della magistratura. È il crollo simbolico di un sistema di potere che pretendeva di essere intoccabile. È la dimostrazione che dietro certi proclami moralisti si nascondeva una voracità degna delle peggiori aristocrazie coloniali.

E forse la vera domanda oggi è una sola, quanti imprenditori siciliani sono stati sacrificati sull’altare di questa gigantesca industria del sospetto? Perché la mafia è un cancro. Ma anche l’antimafia trasformata in carriera, rendita e potere personale rischia di diventare una metastasi istituzionale. E la Sicilia, dopo decenni passati inginocchiata davanti ai professionisti della morale, comincia finalmente a guardare quel sistema negli occhi senza più paura.