Nel silenzio spesso assordante delle piccole realtà amministrative, ci sono decisioni che pesano più di altre. A Santa Maria di Licodia, alle pendici dell’Etna, la sospensione del Servizio Civile Universale non è solo una vicenda amministrativo-burocratica, ma un brutto colpo diretto a decine di giovani e, più in generale, alla credibilità dell’amministrazione locale. Non è un errore. Non è una svista. Non è nemmeno una “difficoltà organizzativa”. Quello che è accaduto a Santa Maria di Licodia è un fallimento amministrativo pieno, grave e inaccettabile. E ha nomi e cognomi precisi della politica, il sindaco Giovanni Buttò e l’assessore al ramo e vice sindaco Mirella Rizzo.
Una revoca che lascia il segno
Il nodo è chiaro, i progetti di Servizio Civile attivi nel Comune sono stati revocati, determinando l’interruzione anticipata delle attività e l’uscita forzata dei volontari coinvolti. Non si tratta di una semplice sospensione temporanea, ma di una decisione che ha effetti immediati e anche prospettici. La revoca, infatti, rischia di compromettere la partecipazione dell’ente a futuri bandi, con conseguenze che vanno ben oltre l’oggi.
Le cause: irregolarità e gestione sotto accusa
Secondo quanto emerso, alla base del provvedimento ci sarebbero irregolarità nella gestione dei progetti, accertate dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale. Le criticità segnalate, la mancata garanzia di alcuni requisiti fondamentali, come la corretta formazione specifica nei tempi previsti (90 giorni). Un dettaglio tutt’altro che tecnico, la formazione è il cuore del Servizio Civile. Senza quella, il progetto perde la sua funzione educativa e sociale, trasformandosi in un contenitore vuoto.
I giovani: le vere vittime
A pagare il prezzo più alto sono i ragazzi tra i 18 e i 28 anni che avevano scelto di investire un anno della propria vita in un’esperienza formativa, spesso anche economicamente necessaria. Il Servizio Civile, in molti territori, rappresenta una delle poche opportunità concrete per entrare nel mondo del lavoro, acquisire competenze, restare nel proprio territorio senza emigrare Interrompere tutto significa lasciare questi giovani senza alternative immediate, in un contesto già fragile.
Scontro politico e richiesta di trasparenza
La vicenda ha inevitabilmente acceso lo scontro politico. L’opposizione parla apertamente di “grave responsabilità amministrativa”, chiedendo chiarimenti e ottenendo la convocazione di un consiglio comunale aperto, che si è svolto ieri. Non è una polemica, è una richiesta di trasparenza su come si sia arrivati a un esito così drastico. Perché quando un Comune perde progetti di Servizio Civile, non è mai un incidente casuale, è quasi sempre il risultato di una filiera amministrativa che non ha funzionato.
Il punto politico (quello vero)
Qui serve chiarezza, non basta indignarsi. Un’amministrazione che perde il Servizio Civile perde credibilità, perde opportunità per i giovani, perde strumenti di inclusione sociale. E soprattutto dimostra l’incapacità di gestire processi complessi. A pagare non sono mai i burocrati o i politici, ma i cittadini più giovani e più deboli, in questo caso. Se non si interviene subito, con responsabilità chiare, il rischio è che questa non resta una parentesi, un caso isolato, ma la normalità in un comune che non funziona.