La Regione Siciliana ha acceso i riflettori sulle aree artigianali comunali con un bando da oltre 50 milioni di euro destinato alla riqualificazione, al potenziamento e all’efficientamento delle zone produttive già esistenti. Un intervento che, almeno nelle intenzioni del governo Schifani e dell’assessore alle Attività produttive Edy Tamajo, dovrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno per migliaia di piccole imprese siciliane.
Ma dietro gli annunci politici, le conferenze, gli incontri, c’è un dato che pesa, il Comune di Paternò non compare tra i Comuni ammessi nella graduatoria provvisoria pubblicata dal Dipartimento regionale Attività produttive. E questo apre inevitabilmente interrogativi politici e amministrativi.
C’è ancora chi sogna la Paternò che vorrebbe, ma senza visione, senza ascoltare i bisogni della gente, mentre le risorse concrete per il rilancio di una città moribonda non vengono intercettate e dove la burocrazia comunale inadeguata pensa solo agli accessori, tralasciando le autentiche necessità.
Cosa significa concretamente questo finanziamento
Il bando non riguarda contributi diretti alle imprese, ma soldi destinati ai Comuni per rifare e modernizzare le aree artigianali già operative. In pratica, significa, rifacimento di strade interne e marciapiedi; nuova illuminazione pubblica a LED; reti idriche e fognarie; videosorveglianza e sicurezza; fibra e infrastrutture digitali; aree verdi e riqualificazione urbana; sistemi energetici sostenibili e colonnine elettriche.
Tradotto in termini concreti, un’area artigianale moderna attira investimenti, migliora il lavoro delle imprese già presenti e può creare nuova occupazione. Un’area degradata, invece, resta un deserto produttivo dove nessuno vuole investire.
La Regione ha previsto contributi dal 100% a fondo perduto per progetti compresi tra 200 mila euro e 1,5 milioni di euro.
La scadenza del bando
L’avviso regionale è stato pubblicato il 10 dicembre 2025 e fissava come termine ultimo per la presentazione delle domande il 17 febbraio 2026 alle ore 13.00. Le istanze dovevano essere inviate via PEC dai Comuni interessati. La selezione avveniva tramite procedura competitiva, non bastava partecipare, servivano progetti tecnicamente solidi, cantierabili e coerenti con gli obiettivi del bando.
Perché Paternò non è stata ammessa?
Ad oggi la Regione non ha pubblicato una motivazione specifica dedicata al caso di Paternò. Le ipotesi realistiche sono tre, il Comune non ha partecipato al bando; il progetto è stato giudicato non ammissibile; il punteggio ottenuto non è stato sufficiente per entrare tra i finanziati.
Ed è proprio qui che nasce il nodo politico. Per una città strategica come Paternò, con una storica vocazione produttiva, artigianale e commerciale, restare fuori da una misura di questo tipo significa perdere una grande occasione di rilancio economico.
Perché mentre altri Comuni siciliani ottengono fondi per modernizzare le proprie aree produttive, Paternò rischia di rimanere indietro ancora una volta sul piano infrastrutturale. Ed è un problema serio. Perché oggi la competitività dei territori non si gioca più soltanto sulle imprese, ma sulla qualità dei servizi pubblici che circondano le imprese.
Un’assenza che pesa anche politicamente
L’esclusione di Paternò diventa ancora più significativa in una fase in cui la città vive una lunga stagione commissariale e cerca di ricostruire credibilità amministrativa dopo anni difficili. Perdere finanziamenti strategici significa anche perdere capacità di programmazione. E infatti il tema vero non è soltanto “chi ha preso i soldi”, ma chi è stato capace di presentare progetti validi e chi invece non è riuscito a intercettare una delle poche linee regionali realmente dedicate allo sviluppo produttivo dei territori.
La graduatoria provvisoria pubblicata dalla Regione riguarda infatti interventi che dovranno essere conclusi entro il 31 dicembre 2026. Chi è rimasto fuori, oggi, rischia di accumulare altro ritardo rispetto ai territori concorrenti.
Ed ecco la dichiarazione di Vito Palumbo referente di Confartigianato Paternò:
“Leggere che la Regione investirà 51 milioni di euro per le aree artigianali siciliane è sicuramente una buona notizia per il mondo produttivo. Significa parlare finalmente di infrastrutture, servizi e sviluppo per le imprese artigiane. Da referente di Confartigianato a Paternò, però, non posso non evidenziare l’amarezza nel vedere il nostro territorio escluso da questi finanziamenti. Paternò ha una realtà artigiana viva, fatta di piccoli imprenditori che ogni giorno lavorano tra mille difficoltà e che avrebbero meritato attenzione e investimenti. Adesso è importante capire cosa non abbia funzionato e lavorare subito perché la nostra città non resti fuori anche dalle prossime opportunità. Le imprese non chiedono favori, ma condizioni adeguate per crescere e creare lavoro. E Paternò merita di essere messa nelle stesse condizioni degli altri territori siciliani. E la miopia politica che sta svilendo la stazione di San Marco perdere la sua vocazione logistica alla luce delle recenti dichiarazioni, fa un po rabbia. Perdiamo l’occasione per riconnetterci al tessuto economico dell’area metropolitana e mediterranea, utile per il commercio, l’artigianato, l’industria e l’agricoltura. Mantenere la funzione ferroviaria era una priorità. Peccato”.
La graduatoria dei comuni ammessi:
