
di Ado Mex
Ci sono momenti in cui il tempo non cancella le responsabilità. Le conferma. Le scolpisce. E quello che è accaduto all’Assemblea Regionale Siciliana con l’intervento di Ismaele La Vardera rappresenta esattamente questo, il momento in cui una vicenda che per anni è stata trattata come fastidio, ossessione o presunto “accanimento giornalistico” diventa finalmente la questione politica, istituzionale e forse giudiziaria.
Per tre anni, dalle colonne della “sentinella” QTSICILIA, abbiamo raccontato il sistema CEFPAS. Lo abbiamo fatto quando quasi nessuno ci ascoltava. Quando era più comodo tacere. Quando molti fingevano di non vedere. Trenta articoli. Documenti. Nomine. Contratti. Assunzioni pilotate. Affidamenti. Dinamiche opache. Relazioni di potere. Un lavoro puntuale e documentato, il nostro, che oggi, improvvisamente, tutti riscoprono.
Ed è singolare osservare come la verità attraversi sempre le stesse fasi, prima viene derisa, poi isolata, poi combattuta e infine utilizzata da chi fino al giorno prima se ne fotteva.
In questi anni abbiamo ricevuto di tutto. Silenzi. Irritazioni. Attacchi. Pressioni. Minacce. Messaggi privati di deputati che ci spiegavano che “forse stavamo esagerando”, che sembrava “un accanimento giornalistico”. Oggi gli stessi ambienti chiamano, scrivono, chiedono spazio, chiedono approfondimenti, chiedono di intervenire dalle nostre colonne. Non proviamo rancore. Sarebbe persino inutile. Perché in fondo la redenzione dell’uomo non ha un termine preciso. Chi comprende tardi resta comunque meglio di chi continua a voltarsi dall’altra parte. Di chi pratica l’omertà come prassi culturale. Per non dire altro!
Ma la verità più dura è un’altra. Se oggi il vaso di Pandora si è aperto davvero, non è perché il sistema abbia trovato improvvisamente un sussulto morale. È perché qualcuno, ostinatamente, ha deciso di non mollare. E quando un’inchiesta giornalistica riesce a rompere il muro dell’indifferenza istituzionale, allora significa che il problema era persino più grande di quanto apparisse.
La vicenda CEFPAS non è soltanto una storia di cattiva gestione. È diventata il simbolo di una certa Sicilia del potere, quella che usa gli enti pubblici come territori di occupazione, quella che trasforma la formazione in consenso, quella che considera normale ciò che normale non è.
Ed è qui che l’intervento di La Vardera assume un peso politico preciso. Perché arriva, vero, dopo anni di omertà trasversale. Dopo anni in cui quasi nessuno, dentro il Palazzo, ha avuto il coraggio di mettere davvero mano a quella montagna di “merda” che oggi rischia di seppellire il CEFPAS sotto una valanga di vergogna pubblica. Ma arriva facendo nomi e cognomi che noi avevamo fatto già.
Adesso non bastano più le dichiarazioni indignate. Non bastano le prese di distanza tardive. Servono ricerche di responsabilità. Servono verifiche. Servono atti “tranchant”. E soprattutto serve capire chi ha protetto, coperto, minimizzato, e avuto privilegi non dovuti.
Noi continueremo a fare quello che abbiamo fatto dal 2023, raccontare i fatti. Anche quando disturbano. Anche quando conviene far finta di nulla. Anche quando il prezzo da pagare è l’isolamento. Perché il giornalismo ha senso soltanto se riesce ancora a scavare dove il potere vorrebbe cemento e non adagiarsi solo alla cronaca. Sarebbe troppo comodo. Stiamo preparando l’opera omnia, tutta la rassegna stampa, dal 2023, affinché tutti conoscano i particolari più reconditi.