Riceviamo e pubblichiamo la nota dell’ex consigliere Mariabarbara Benfatto sulla missiva diffusa ieri da Fratelli d’Italia di Paternò:
«Il coordinamento di Fratelli d’Italia presenta ai Commissari lavori per milioni di euro come se nulla fosse accaduto. Come se la città avesse perso la memoria. Come se bastassero una telecamera, una lettera e qualche cifra sparata in aria per cancellare anni di silenzi, ambiguità e convenienze. Come se il coordinatore Calenduccia e altri volti già noti del partito, già assessori, già protagonisti di quella stagione amministrativa, arrivassero oggi da un altro pianet, spettatori dell’ultima ora, semplici osservatori di una storia scritta da altri. Magari queste ricette miracolose, queste visioni fantascientifiche da milioni di euro, le avessero trasformate allora in tti, scelte e risultati concreti. Perché il problema non sono le opere. Il problema è la faccia politica con cui ci si presenta. E la faccia politica è questa, Fratelli d’Italia oggi si presenta con il casco da ricostruttore, ma ieri non è stata nemmeno capace di far firmare una mozione di sfiducia ai consiglieri che la rappresentavano. Nel momento in cui serviva una scelta, hanno scelto di non scegliere. Nel momento in cui serviva rompere, sono rimasti nel mezzo. E mentre altri si assumevano il peso politico, loro galleggiavano tra silenzi, equilibri e ambiguità. Tradotto, prima reggi il tavolo, poi sali sopra a spiegare come si smonta. Ed ecco il miracolo, i vigliacchi di ieri diventano i salvatori di oggi. Troppo concentrati a fare i fenomeni da baraccone. Troppo impegnati a cercare pagliuzze negli occhi degli altri senza vedere le travi che avevano davanti. Un po’ di pudore politico. Un po’ di memoria. E forse anche un po’ di vergogna. E una domanda resta. Avere la seconda carica dello Stato e un deputato nazionale del territorio come riferimenti politici è un patrimonio istituzionale o un trofeo da esibire? Perché se quel peso politico è reale, allora andava usato per trasformare in fatti ciò che oggi viene raccontato nelle missive. Per il bene della città. I Commissari non sono un palco. Non sono una comparsata. Sono organi straordinari chiamati a rimettere ordine dove la politica ha lasciato macerie. E una parte di quelle macerie porta anche le loro impronte. La missiva sembra l’ennesimo numero del Carnevale politico, opere da milioni lanciate come coriandoli, sapendo benissimo che molte non si fanno con uno slogan e una telecamera. Servono anni, procedure, strumenti, condizioni. Perché promettere è facile quando il conto lo paga sempre qualcun altro. Le opere pubbliche non sono una lavanderia politica. Non esiste il ciclo rapido per ripulire le ambiguità. Forse il risultato del referendum non è stato abbastanza chiaro? E allora servirà un’altra lezione. Ancora una volta nelle urne. Perché prima dei milioni viene una sola cosa, la CREDIBILITÀ.»
Mariabarbara Benfatto.