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Politica

Le imminenti amministrative nei nove comuni della provincia di Catania

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Le imminenti amministrative nei nove comuni della provincia di Catania non sono semplicemente una tornata locale. Sono un test politico vero per misurare gli equilibri interni del centrodestra etneo, soprattutto dentro Fratelli d’Italia, che oggi vive una fase di espansione elettorale ma anche di crescente conflittualità territoriale.

I comuni coinvolti — Bronte, Mascali, Pedara, Randazzo, San Giovanni La Punta, Trecastagni, Milo, Calatabiano e San Pietro Clarenza — rappresentano pezzi diversi del mosaico politico catanese: aree storicamente controllate da reti civiche, zone d’influenza forzista e territori dove FdI tenta il salto definitivo da partito d’opinione a struttura di potere amministrativo.

Il dato politico più importante: il centrodestra arriva diviso

La vera notizia non è la frammentazione del centrosinistra, ormai strutturale in Sicilia. È invece la difficoltà del centrodestra nel trovare sintesi unitarie. In diversi comuni etnei gli alleati si presentano separati, spesso con candidati contrapposti sostenuti da pezzi della stessa coalizione regionale e nazionale.

Tre casi sono emblematici. A Bronte, Forza Italia sostiene Giuseppe Castiglione mentre Fratelli d’Italia e Lega appoggiano Giovanna Caruso. A San Giovanni La Punta, FdI e Lega convergono su Santo Trovato, mentre Forza Italia sostiene Mario Brancato con altri pezzi del centrodestra.

Infine Mascali che è probabilmente uno dei comuni più interessanti di tutta la tornata etnea, perché lì si sta consumando una partita che va oltre il municipio, è un laboratorio politico del nuovo centrodestra catanese e, soprattutto, della strategia di Fratelli d’Italia nella fascia jonico-etnea. Tre i candidati, Salvo Gullotta, Veronica Musumeci e Biagio Susinni. Il voto del 24 e 25 maggio arriva in un clima molto diverso rispetto al passato. Non c’è più una sola area dominante capace di controllare il quadro politico locale. C’è invece una competizione aperta tra reti civiche, vecchie filiere amministrative e nuovi equilibri partitici.

Questo panorama significa una cosa molto chiara, la coalizione regionale regge a Palermo per necessità di governo, ma sui territori la competizione interna è ormai aperta.

Fratelli d’Italia: crescita numerica, ma tensioni interne sempre più evidenti

FdI oggi è il partito che prova a capitalizzare il consenso nazionale di Giorgia Meloni anche in provincia di Catania. Tuttavia il partito vive una contraddizione, tra crescita elettorale e la stabilizzazione di una classe dirigente territoriale condivisa.

Negli ultimi mesi il partito ha cercato di rafforzare la propria presenza amministrativa con candidature simboliche e con un maggiore protagonismo del coordinamento provinciale. Il caso di Santo Trovato a San Giovanni La Punta è stato presentato proprio come un tentativo di “ricompattare” il centrodestra attorno a FdI. Ma dietro questa strategia emergono almeno quattro fratture.

1. Frattura tra area istituzionale e area militante

Una parte del partito punta a consolidare rapporti con sindaci, consiglieri e reti amministrative provenienti anche da altri mondi politici. Un’altra parte, più identitaria, teme che FdI stia diventando un contenitore trasformista simile a ciò che per anni è stata Forza Italia in Sicilia. Questo scontro è ancora sotterraneo, ma le liste civiche vicine al partito stanno diventando il terreno della contesa.

2. Il rapporto complicato con Forza Italia

Nel catanese Forza Italia mantiene ancora reti di potere molto forti, soprattutto nell’area pedemontana ed etnea, costruite negli anni attorno a figure storiche e famiglie politiche consolidate. FdI vuole sostituirsi a FI come baricentro del centrodestra, ma non ha ancora completato questa operazione. Bronte ne è il simbolo perfetto, FI difende una storica filiera di consenso, FdI prova a costruire una proposta alternativa autonoma.

Se FdI dovesse ottenere risultati inferiori alle aspettative nei comuni strategici, Forza Italia rivendicherà ancora centralità nei futuri tavoli regionali.

3. Il nodo della leadership catanese

La leadership politica del centrodestra etneo è oggi più fragile di quanto sembri. Il sindaco di Catania, Enrico Trantino, rappresenta formalmente il principale riferimento istituzionale di FdI nell’area metropolitana. Ma il suo profilo amministrativo non coincide automaticamente con il controllo del partito sul territorio.

Dentro FdI esistono amministratori locali che chiedono maggiore autonomia; parlamentari regionali che puntano a pesare nelle nomine; gruppi civici che vogliono entrare nel partito senza perdere il proprio controllo locale. Le amministrative serviranno quindi anche a capire chi avrà davvero il controllo del “modello Catania” nel centrodestra post-2026.

4. Le elezioni provinciali e regionali sullo sfondo

Questa tornata è anche un laboratorio in vista delle future competizioni regionali.

Le recenti elezioni amministrative mostreranno un centrodestra spesso spaccato o attraversato da accordi paralleli?

Se FdI crescerà nei comuni etnei, conquisterà sindaci, e soprattutto dimostrerà capacità di coalizione, potrà chiedere un ruolo dominante nella futura partita regionale.

Se invece emergeranno sconfitte o divisioni ingestibili, il partito rischierà guerre interne, scontri tra deputati e una nuova proliferazione delle reti civiche autonome.

I possibili scenari dopo il voto

Scenario 1 — FdI si rafforza

se il partito, ottiene buoni risultati nei comuni al voto; regge il confronto con FI nei comuni crescendo nei consigli comunali;

Scenario 2 — Vittoria delle reti civiche

È uno scenario molto possibile nei comuni etnei.

In Sicilia spesso vincono più le filiere personali che i simboli di partito. In quel caso FdI crescerebbe solo nominalmente senza costruire un vero radicamento strutturale.

Scenario 3 — Esplosione delle tensioni interne

Se il centrodestra perderà comuni considerati contendibili, inizierà immediatamente la resa dei conti dentro Fratelli d’Italia, perché oggi porta sulle spalle il peso delle aspettative più alte.

Queste amministrative non cambieranno solo i sindaci di alcuni comuni etnei. Potrebbero ridefinire i rapporti di forza dentro il centrodestra catanese per i prossimi anni, soprattutto nel rapporto tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, ma anche dentro lo stesso universo meloniano, dove la fase dell’espansione sta lasciando spazio a quella, molto più difficile, della gestione del potere.