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A PATERNÒ IL DUBBIO È DIVENTATO SISTEMA E BENE FA VIRGOLINI A SOTTOLINEARLO

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Ci sono le lettere di Alfio Virgolini ai commissari. Ed è lì il tono cambia davvero. Perché quando la stampa, un cittadino, un tecnico, un osservatore o un ex consigliere comunale decide di mettere nero su bianco dubbi, anomalie e richieste di chiarimento rivolgendosi direttamente agli organismi commissariali, il tema non è più soltanto politico o mediatico, diventa istituzionale.

Nelle parole  di Virgolini emerge soprattutto un elemento, la sfiducia verso i meccanismi straordinari di controllo. È questo il dato più pesante. Quando si arriva a scrivere ai commissari, significa che si ritiene insufficiente la normale filiera amministrativa. Significa che qualcuno teme che certe questioni possano essere sottovalutate, aggirate o lasciate sedimentare nel silenzio.

Virgolini utilizza un linguaggio che alterna preoccupazione e provocazione civile. E lo fa con una convinzione che non può essere liquidata con superficialità. Perché in Sicilia troppo spesso chi solleva interrogativi viene catalogato immediatamente come “disturbatore”, salvo poi scoprire anni dopo che quei dubbi non erano affatto campati in aria.

Certo, una lettera non equivale a una sentenza. Le osservazioni e le sollecitazioni devono sempre essere attenzionate nelle sedi competenti. Ma sarebbe altrettanto grave trasformare ogni richiesta di trasparenza in un fastidio da archiviare. È proprio questo il vizio cronico, considerare il controllo da qualunque parte arrivi una seccatura anziché una garanzia.

Il nodo politico è un altro, perché in Sicilia ogni opera, ogni progetto, ogni intervento strategico finisce quasi inevitabilmente dentro una nebbia? La risposta è amara, perché nel tempo si è consumato il capitale della fiducia pubblica.

Le lettere di Virgolini, quindi, al di là del contenuto specifico, rappresentano un sintomo. Il sintomo di una terra dove i cittadini sentono spesso il bisogno di appellarsi alle figure che amministrano il comune, perché non credono fino in fondo nella capacità della politica “straordinaria” di burocrati esogeni.

Ed è forse questo il passaggio più inquietante dell’intera vicenda. Non tanto ciò che viene sollecitato. Ma il fatto che ormai, in Sicilia, il dubbio sia diventato sistema. E bene fa Alfio Virgolini a sottolinearlo.