Da anni sentiamo parlare di partecipazione, cittadinanza attiva, ascolto del territorio, rinascita della città, cambiamento, coinvolgimento dei cittadini e società civile esclusiva.
Sono il leit motiv in ogni comunicazione, di ogni campagna elettorale, di ogni dichiarazione pubblica.
Quando poi si presenta un’occasione reale di confronto con la città, quasi tutti i partiti scelgono di non esserci.
Il sit-in sull’Ex Hotel Sicilia era esattamente questo, un momento aperto alla cittadinanza, alle associazioni, alle attività commerciali, ai professionisti, a chiunque avesse un’idea o una proposta per il futuro a prescindere del caso in specie
Eppure i partiti hanno preferito il silenzio, non hanno partecipato, non hanno preso posizione, non hanno detto ai cittadini cosa pensano.
Hanno proposte alternative a quanto discusso nel confronto?
Nessuno lo sa. E questo è il vero nodo della questione.
Il compito della politica dovrebbe essere quello di indicare una direzione, assumersi responsabilità e prendere posizione davanti alla città. Chi fa politica dovrebbe avere il coraggio di dire cosa pensa.
Invece troppo spesso assistiamo a un atteggiamento attendista, si osserva, si aspetta di capire da che parte tira il vento e solo dopo si interviene. Intanto il malato muore
È significativo che alcune idee emerse durante il confronto pubblico siano poi state riprese successivamente, idee e proposte ricevute dall’ascolto della città, mentre la politica troppo spesso si limita a inseguirle.
Ma una città non può essere guidata da chi arriva in ritardo. O peggio ancora assentarsi dal confronto, trincerarsi solo dietro posizioni ideologiche in un mondo post- ideologico che bada alla crisi che attanaglia le famiglie.
La politica non può limitarsi a commentare gli eventi quando già è troppo tardi, men che meno essere assente del tutto.
Se da una parte c’è chi prova a promuovere il dibattito cittadino, dall’altra c’è chi sembra addirittura ignorarlo del tutto in un atteggiamento snob.
Mentre cittadini, associazioni, attività commerciali e rappresentanti della società civile si confrontavano sul futuro della città e sul ruolo che dovrebbe avere per la rinascita normale, qualcuno ha scelto di volgere lo sguardo altrove, organizzando iniziative che appaiono completamente scollegate dalle priorità che oggi emergono dal territorio. Lo scambio… non pensate male… di libri.
La cultura è importante e nessuno mette in discussione il valore di un book sharing ma in una città sciolta per mafia, che vive una crisi economica, sociale e identitaria profonda, dove i cittadini chiedono idee, progetti, visione e risposte concrete e soprattutto normalità, è lecito domandarsi se questa sia davvero la priorità del momento.
Il rischio è quello di apparire come chi discute di libri mentre la città chiede normalità, chi organizza eventi vetrina senza senso, solo per mettere in evidenza dei simboli, si scontra con la realtà,i cittadini chiedono una direzione alla politica.
Il problema non è il book sharing in sé, ma la sensazione che una parte della politica continui a non comprendere quali siano oggi le reali preoccupazioni e le reali aspettative della comunità paternese.
Una città ha bisogno di una politica che partecipi al confronto nelle strade, che ascolti, che proponga, che abbia il coraggio di dire sì o di dire no, spiegandone le ragioni.
P.S. – Prendiamo a prestito la copertina che Giuseppe Panassidi ha rilanciato sui social. Grazie