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PD SICILIA, OVVERO: “DOVE SONO LE CHIAVI DEL PARTITO?”

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C’è un momento, nella vita di ogni partito, in cui ci si ferma davanti allo specchio e ci si pone una domanda fondamentale: “Perché gli elettori non ci votano più?”

Nel PD siciliano, invece, pare che la domanda sia un’altra, “Di chi è la colpa stavolta?”

Ed ecco allora l’ennesima puntata della serie televisiva più longeva della politica regionale: “Processo al segretario”. Un format che in Sicilia va in onda da anni con ascolti discreti tra gli iscritti e pressoché nulli tra i cittadini.

La trama è sempre la stessa. C’è un segretario da contestare, una corrente da mobilitare, una lettera da firmare, una conferenza stampa da organizzare e soprattutto una responsabilità da attribuire rigorosamente agli altri.

Nel frattempo, fuori dalle sedi di partito, la Sicilia continua a vivere i suoi problemi quotidiani. Ma quelli possono attendere. Prima bisogna capire chi comanda il PD.

La scena ricorda, come sempre, certi equipaggi del Titanic che, mentre la nave imbarca acqua, discutono animatamente su chi debba dirigere l’orchestra.

Le accuse rivolte ad Anthony Barbagallo sono pesanti, scarsa condivisione, territori poco ascoltati, aree interne trascurate. Tutto vero? Tutto falso? Forse un po’ entrambe le cose.

Ma la domanda più interessante è un’altra, questi dirigenti dove sono stati negli ultimi anni? In missione diplomatica su Marte? In un programma di protezione testimoni anonimo? O magari erano seduti negli stessi organismi dirigenti che oggi denunciano come inefficaci?

Perché il rischio è che la rivoluzione annunciata assomigli più a una riunione di condominio in cui gli stessi inquilini litigano da vent’anni sulla gestione dell’ascensore. Intanto il centrodestra osserva la scena con la serenità di chi assiste a una partita in cui l’avversario continua a segnare nella propria porta.

E i cittadini? I cittadini, probabilmente, stanno facendo quello che fanno sempre più spesso, cambiare canale. Perché mentre la politica siciliana discute di congressi, correnti e segreterie, le persone discutono di bollette, sanità, strade dissestate e figli costretti a partire. Due conversazioni completamente diverse che raramente si incontrano.

Il paradosso è che il PD nasce storicamente per rappresentare lavoratori, territori e comunità. Oggi, almeno a giudicare da certe dinamiche, sembra invece rappresentare soprattutto le esigenze delle sue correnti interne.

E così la battaglia continua. Barbagallo resiste. I contestatori attaccano. Le correnti si contano. I comunicati si moltiplicano. E la Sicilia aspetta i tempi della partitocrazia.

Aspetta che qualcuno, prima o poi, si ricordi che fuori dalle stanze del partito esiste un’intera regione che non chiede un nuovo congresso. Chiede semplicemente una politica che parli di lei almeno quanto parla di sé stessa. Se il centrodestra non ride il centrosinistra piange.