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Politica

“BASTA IPOCRISIE”. RUGGERO RAZZA SCRIVE IL MANIFESTO DELLA DESTRA TRASPARENTE

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Ci sono post che servono a commentare l’attualità e altri che, invece, provano a definire un’identità politica. Quello pubblicato da Ruggero Razza appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Non è il classico resoconto di un fine settimana intenso. È un manifesto. Un tentativo di mettere insieme, in un unico racconto, la dimensione internazionale della destra europea, la memoria di Paolo Borsellino e l’idea di una classe dirigente chiamata a governare senza complessi di inferiorità.

L’immagine scelta da Razza è potente, una “scatola di vetro”, trasparente, aperta allo sguardo dei cittadini. È la metafora di una destra che rivendica di non avere nulla da nascondere e che contrappone la propria idea di governo a quella che definisce l’antimafia della retorica, delle etichette e delle carriere costruite sulla memoria.

È una tesi forte. E proprio perché forte merita una riflessione altrettanto seria.

Da Catania all’Europa

L’European Awareness Days organizzato a Catania non è stato soltanto un appuntamento politico. È stato un messaggio. La presenza del vicepresidente della Commissione europea, di sei ministri e dei principali dirigenti dell’ECR dimostra che la Sicilia può smettere di essere percepita come periferia dell’Europa e diventare, invece, uno dei luoghi in cui si discutono le grandi strategie del Mediterraneo.

Su questo punto Razza coglie un elemento reale, oggi il Mediterraneo è tornato al centro delle politiche europee. Sicurezza, energia, migrazioni, commercio e geopolitica passano tutti da questo mare. Ed è difficile negare che Catania, per due giorni, sia stata davvero una capitale politica europea.

Il 19 luglio non appartiene a nessuno

Poi il cambio di registro. Dal palcoscenico internazionale alla memoria della strage di via D’Amelio.

Qui Razza evita volutamente la retorica celebrativa. Richiama le fiaccole, il calendario fermo nello studio di Paolo Borsellino, gli appunti ancora avvolti nel mistero. Il riferimento al lavoro della presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, è altrettanto chiaro, cercare la verità senza trasformare l’antimafia in una bandiera ideologica.

È un terreno delicatissimo. Perché Paolo Borsellino non appartiene né alla destra né alla sinistra. Appartiene allo Stato. Ed è proprio per questo che ogni forza politica deve misurarsi con quella eredità senza tentare di appropriarsene.

La politica della trasparenza

La frase destinata a far discutere è probabilmente questa: “Noi siamo una scatola di vetro.” È un’affermazione impegnativa. Molto impegnativa. Perché la trasparenza si pratica. Si misura nelle nomine, nella gestione del potere, nella selezione della classe dirigente, nella capacità di accettare controlli e critiche, nella disponibilità a rendere conto delle proprie decisioni. Ogni governo, di qualunque colore, dovrebbe aspirare a quella scatola di vetro. E ogni opposizione ha il diritto e il dovere di verificare che il vetro non diventi uno specchio.

L’antimafia non può essere una rendita

Quando Razza scrive che la destra non è quella dell'”antimafia ridotta a retorica consumata”, tocca un tema che da anni attraversa il dibattito pubblico. È vero. Esiste un’antimafia delle celebrazioni. Esiste un’antimafia che talvolta ha sostituito l’impegno concreto con il linguaggio rituale. Ma sarebbe questa critica non è una delegittimazione dell’antimafia civile, delle associazioni, dei magistrati, dei giornalisti e dei cittadini che ogni giorno continuano a svolgere un lavoro silenzioso e spesso rischioso. La distinzione è fondamentale.

Le parole chiedono coerenza

La nota di Razza ha un pregio. Non parla di tattica politica. Parla di identità. E quando un politico sceglie di parlare di identità anziché di consenso, inevitabilmente alza il livello dell’asticella.

Perché da oggi in avanti quella “scatola di vetro” diventa un parametro con cui misurare ogni scelta della destra di governo. La politica vive di simboli, ma sopravvive solo grazie alla credibilità. Ed è proprio qui che si gioca la partita più importante. Non basta rivendicare di essere diversi. Bisogna riuscire a dimostrarlo ogni giorno, soprattutto quando le decisioni diventano scomode, quando il consenso vacilla e quando la trasparenza costa più della convenienza. Se quella scatola di vetro resterà davvero tale, allora le parole di Ruggero Razza avranno anticipato un metodo di governo.