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Catania, Alessandro Campisi e il coraggio della verità: una maggioranza che governa i posti, ma diserta l’Aula

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Ci sono momenti nei quali la politica smette di essere una gara di convenienze e torna ad essere ciò che dovrebbe sempre essere, il coraggio di dire pubblicamente quello che tutti sussurrano nei corridoi. L’intervento del consigliere comunale Alessandro Campisi appartiene a questa categoria. Niente diplomazia di circostanza. Nessun giro di parole. Nessun tentativo di salvare le apparenze.

La domanda posta in Aula è tanto semplice quanto devastante, la maggioranza che sostiene il sindaco esiste davvero oppure esiste soltanto quando bisogna spartire incarichi, assessorati e poltrone nelle società partecipate?

Perché una maggioranza non si misura dalle fotografie delle conferenze stampa né dai comunicati ufficiali. Si misura quando bisogna garantire il buon funzionamento del consiglio comunale con il numero legale. Si misura quando arrivano in Aula gli atti importanti. Si misura quando occorre assumersi la responsabilità di votare. Ed è proprio qui che, secondo Campisi, il castello mostra tutte le sue crepe. Se i consiglieri della coalizione continuano a disertare il Consiglio comunale, il problema non è dell’opposizione. È della maggioranza stessa.

Una coalizione che pretende di governare una città complessa come Catania non può trasformare il Consiglio comunale in un luogo secondario o di scambio, lasciando pochi consiglieri a reggere il peso dell’attività amministrativa mentre altri sembrano evaporare proprio nel momento in cui serve assumersi responsabilità politiche.

La richiesta di un vertice avanzata da Campisi non è un capriccio. È una necessità politica. Perché occorre capire se quella coalizione sia ancora un progetto amministrativo oppure soltanto un’alleanza costruita per occupare spazi di potere.

Se l’unità vale soltanto per distribuire deleghe, presidenze e nomine nelle partecipate, ma scompare quando bisogna approvare i provvedimenti che interessano i cittadini, allora non si è davanti a una fisiologica difficoltà politica. Si è davanti a una crisi di credibilità. Ed è proprio questo il punto più significativo dell’intervento. Campisi rompe un tabù.

Dice ad alta voce ciò che molti preferiscono non affrontare, non basta dichiararsi maggioranza, bisogna comportarsi da maggioranza. Le istituzioni non si governano solo con gli equilibri interni. Si governano garantendo presenza, partecipazione e responsabilità. Ogni assenza ingiustificata o con dolo pesa. Ogni seduta senza numero legale rappresenta un messaggio preciso ai cittadini, le priorità per qualche partito e consigliere sono altre, il potere e le poltrone.

Per questo le parole di Campisi meritano attenzione anche da parte di chi non ne condivide l’appartenenza politica. Perché la forza della sua denuncia non risiede nello scontro personale, ma nel richiamo a un principio fondamentale della democrazia rappresentativa, chi è stato eletto ha il dovere di essere presente quando si decide il futuro della città.

Ora la palla passa ai partiti della coalizione. Potranno liquidare quelle parole come uno sfogo oppure affrontare il nodo politico che Campisi ha posto con estrema chiarezza. Ignorarlo sarebbe l’errore più grave. Perché una maggioranza che esiste soltanto sulla carta, ma non nei banchi del Consiglio comunale, rischia di perdere non solo i numeri, ma soprattutto la propria autorevolezza.