
Alla luce delle notizie emerse nelle ultime 48 ore, l’ipotesi che l’attentato avesse una finalità politica-promozionale non è più una semplice suggestione giornalistica, è precisamente la ricostruzione indicata dalla Gip di Roma nell’ordinanza che ha portato all’arresto di Valter Lavitola. Ma c’è una distinzione fondamentale, gli atti giudiziari sostengono che sarebbe stato Lavitola a perseguire questo disegno, non che Ranucci, allo stato dell’arte, ne fosse consapevole o complice.
La tesi della Gip è molto forte, l’attentato sarebbe stato commissionato da Lavitola «esclusivamente per accrescere la popolarità» di Ranucci, suo amico carissimo, e accelerare i suoi progetti politici. L’idea sarebbe stata quella di creare, agli occhi dell’opinione pubblica, l’immagine di un giornalista minacciato per le proprie inchieste.
Ed è qui che la domanda diventa interessante. Se la ricostruzione giudiziaria fosse confermata, l’attentato avrebbe avuto una funzione comunicativa ma non anche omicidiaria, non eliminare Ranucci, ma costruire intorno a lui la figura della vittima, dell’uomo sotto attacco, del giornalista che combatte il sistema e proprio per questo viene colpito.
La Gip, infatti, sottolinea un elemento decisivo l’evento avrebbe dovuto apparire come un’intimidazione o una ritorsione, ma senza mettere realmente in pericolo l’incolumità del giornalista. Questa è probabilmente la parte più importante dell’intera vicenda. Ma Ranucci ne era consapevole?
Le carte sembrano collocare l’attentato dentro un progetto più ampio. Lavitola avrebbe commissionato un sondaggio per verificare il potenziale elettorale di Ranucci. Tra le domande ci sarebbe stata anche quella relativa alla possibilità di un candidato “terzo” rispetto a Elly Schlein e Giuseppe Conte, proveniente dalla (pseudo) società civile. Nelle conversazioni emergerebbero frasi ancora più esplicite. Repubblica riferisce di messaggi nei quali Lavitola diceva a Ranucci: «Fra due anni sarai il presidente».
Quindi non abbiamo soltanto la sequenza bomba → solidarietà → aumento della popolarità. Secondo l’ipotesi investigativa abbiamo qualcosa di più articolato, progetto politico → sondaggio → costruzione del consenso → attentato apparentemente intimidatorio → Ranucci trasformato in simbolo/vittima → maggiore spendibilità politica. È questa sequenza che rende la vicenda politicamente esplosiva.
Non bisogna fare un salto logico. Non risultano, allo stato, elementi che dimostrino che Ranucci fosse d’accordo con Lavitola. La stessa Gip scrive che non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse consapevole o consenziente rispetto al progetto. Ranucci, anzi, sostiene di non aver mai avuto intenzione di candidarsi e di essere stato interessato soltanto professionalmente ai rapporti con Lavitola. Quindi sarebbe scorretto trasformare la domanda, “L’attentato poteva avere una finalità politica?” in “Ranucci si è fatto mettere la bomba per costruirsi una carriera politica?” La seconda affermazione oggi non è supportata dalle carte.
Ed è proprio qui, secondo me, che si trova il vero punto giornalistico. Se l’ipotesi della Procura fosse confermata, Ranucci potrebbe essere stato trasformato in un candidato politico senza averlo deciso lui?
Lavitola avrebbe immaginato una sorta di operazione di “costruzione del personaggio”, il giornalista d’inchiesta, il nemico dei poteri forti, quello minacciato, quello che continua a lavorare nonostante le intimidazioni. Una narrazione potentissima in termini elettorali. E ancora più potente perché non avrebbe bisogno di essere dichiaratamente elettorale. Non servirebbe dire: “Votate Ranucci.” Basterebbe costruire nell’immaginario collettivo che Ranucci è quello che combatte il sistema e il sistema lo vuole fermare. È una narrazione che può produrre consenso molto più efficacemente di una normale campagna elettorale.
Poi il sondaggio non è una voce generica è documentato nelle carte dell’inchiesta. Già a luglio Lavitola aveva raccontato di aver commissionato una rilevazione sul possibile ingresso di Ranucci in politica.
Ora, con l’ordinanza di agosto, quel sondaggio viene letto dagli inquirenti insieme all’attentato, come parte di un possibile disegno politico. Questo cambia parecchio la prospettiva. Prima poteva sembrare semplicemente l’idea stravagante di un faccendiere che immaginava Ranucci a Palazzo Chigi. Oggi la gip sostiene invece che quel progetto politico potrebbe essere il movente stesso dell’attentato.
C’è anche un’altra domanda, ancora più delicata. Se l’obiettivo era costruire Ranucci come vittima, chi avrebbe dovuto beneficiare politicamente di quella trasformazione? Secondo la Gip, Lavitola avrebbe voluto assicurarsi un ruolo importante nel nuovo scenario politico che immaginava. Quindi non sarebbe necessariamente: “facciamo diventare Ranucci leader”.
Potrebbe essere “facciamo diventare Ranucci un personaggio politico e io divento uno degli uomini che ne hanno costruito l’ascesa”. È una differenza enorme. Lavitola non sarebbe necessariamente interessato solo al successo di Ranucci, ma anche al proprio posizionamento attraverso il successo del suo amico Ranucci.
Interessante ascoltare cosa dice sul caso Flavio Tosi: CARISSIMO SIGFRIDO RANUCCI, TI DEDICO QUESTO PENSIERO …
