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A ottobre la consegna del nuovo polmone verde nel cuore della città. 35 mila metri quadrati di superficie, 27 mila di verde e un investimento Pnrr da 12 milioni. Numeri importanti. Ma a Catania il problema non è soltanto inaugurare: è riuscire a mantenere ciò che si realizza.


C’è una Catania che cambia faccia. E una Catania che rischia, puntualmente, di riprendersela.

Il nuovo parco urbano di piazza della Repubblica dovrebbe essere consegnato a ottobre e promette di trasformare radicalmente una delle aree più importanti del centro cittadino. Dove c’erano asfalto, degrado e sporcizia arriveranno alberi, aiuole, collinette, percorsi pedonali e ciclabili.

Un progetto da 12 milioni di euro, finanziato attraverso il Pnrr, per restituire alla città circa 35 mila metri quadrati, dei quali 27 mila destinati al verde attrezzato. Sulla carta, una bella notizia. Ma Catania ha già dimostrato di essere molto più brava a tagliare nastri che a conservare risultati.

  • IL PARCO NON SI INAUGURA: SI GESTISCE

La questione decisiva, infatti, non sarà il giorno dell’inaugurazione. Sarà il giorno dopo. E quello ancora dopo. E soprattutto quello che arriverà tra due, tre, cinque anni.

Perché un parco urbano non è una piazza lastricata che si spazza e basta. È un organismo vivo. Gli alberi devono essere curati, l’erba irrigata, le aiuole mantenute, i percorsi puliti, gli impianti controllati, l’illuminazione garantita e gli spazi resi sicuri. Per i primi due anni la manutenzione sarà affidata alla stessa impresa che sta realizzando l’opera. Poi toccherà al pubblico. Ed è esattamente lì che comincerà la partita vera. Perché il Pnrr può pagare la trasformazione di un’area. Non può garantire che quella trasformazione duri per sempre.

  • IL RISCHIO DEL “BELLO OGGI, ABBANDONATO DOMANI”

Il timore non è teorico. Catania conosce bene il copione delle opere pubbliche che partono con grandi aspettative, vengono inaugurate tra comunicati e fotografie e poi devono fare i conti con manutenzione insufficiente, vandalismi, incuria e assenza di una gestione quotidiana all’altezza.

Il nuovo parco merita un destino diverso. Anzi, proprio perché costa 12 milioni, non può permettersi di avere un destino uguale a quello di tante altre opere dimenticate.

E sarebbe interessante sapere già oggi quale sarà il piano di gestione quando termineranno i due anni di manutenzione affidati all’impresa. Quanto costerà mantenerlo ogni anno? Quante risorse saranno destinate al verde? Chi controllerà gli interventi? Come sarà garantita la sicurezza?

E soprattutto il Comune ha già previsto le risorse necessarie o ci penserà quando arriverà il momento? Domande scomode, forse. Ma assolutamente necessarie.

  • NON BASTA PIANTARE ALBERI PER CAMBIARE CATANIA

C’è poi un altro punto. Il parco non può essere una bella fotografia verde inserita dentro una città ancora alle prese con traffico, parcheggi, mobilità difficile e spazi pubblici spesso degradati. La riqualificazione dell’area può funzionare soltanto se diventa parte di una strategia più ampia.

Piazza della Repubblica, corso Sicilia, San Berillo, la Civita e le aree limitrofe devono dialogare. Altrimenti si rischia di costruire una “Catania-cartolina” dentro una Catania reale che continua ad avere gli stessi problemi. Il verde, però, può essere un punto di partenza importante. In una città che ogni estate sperimenta temperature sempre più difficili, piantare alberi e creare ombra non è un vezzo estetico. È una scelta urbanistica e ambientale.

  • LA VERA INAUGURAZIONE SARÀ TRA CINQUE ANNI

Per questo sarebbe meglio evitare trionfalismi anticipati. A ottobre il Comune potrà consegnare alla città un’opera nuova, moderna e finalmente verde. Benissimo. Ma la vera inaugurazione del parco della Repubblica non sarà quella con le autorità davanti alle telecamere.

Sarà quella che faremo tra cinque anni.

Quando bisognerà verificare se gli alberi saranno ancora curati, se le aiuole saranno ancora verdi, se i percorsi saranno ancora utilizzabili, se i cittadini si sentiranno sicuri e se quell’area sarà diventata davvero un luogo della città oppure soltanto l’ennesimo progetto nato con grandi ambizioni e finito lentamente nell’elenco delle occasioni perdute.

Perché a Catania il problema non è più dimostrare che si può costruire qualcosa di bello. Il problema è dimostrare che sappiamo prendercene cura. E questa volta, con 12 milioni di euro in gioco, sarebbe meglio non fallire la prova.