- 1. Il nodo delle intercettazioni: Scarpinato e Natoli
Secondo le ricostruzioni pubblicate, il punto controverso riguarda i colloqui tra Scarpinato e Gioacchino Natoli, già magistrato della Procura di Palermo, intercettati nell’ambito delle indagini.
La questione è delicata perché Natoli doveva essere ascoltato dalla Commissione Antimafia proprio sugli approfondimenti relativi a mafia e appalti, filone investigativo che oggi è al centro di una nuova rilettura delle stragi del 1992.
Il GIP avrebbe giudicato quelle conversazioni rilevanti sotto il profilo dell’«attività depistante». Secondo la ricostruzione giornalistica, il giudice ha però distinto il giudizio di opportunità politica — relativo alla possibilità che un componente della Commissione concordi o anticipi domande a un audito — dalle valutazioni che spettano alla sede giudiziaria.
La domanda da approfondire è precisa: che cosa venne effettivamente detto nelle intercettazioni e quale condotta concreta il giudice ha ritenuto meritevole di censura?
È essenziale leggere il passaggio integrale del provvedimento, senza trasformare automaticamente una valutazione del GIP in un accertamento definitivo di responsabilità penale.
- 2. La replica di Scarpinato
Già il 27 luglio 2026, in una lettera pubblicata da Il Tempo, Scarpinato aveva sostenuto che i suoi colloqui con Natoli rientravano in un rapporto di colleganza e amicizia di oltre trent’anni. Aveva inoltre negato che vi fosse stato un accordo preventivo con lui in vista dell’audizione parlamentare.
Questo è un elemento importante per ricostruire correttamente la vicenda, da una parte c’è il rilievo del giudice; dall’altra, la spiegazione fornita dall’interessato. Per valutarli occorre confrontarli con il contenuto delle conversazioni e con il testo integrale del decreto.