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SCHIFANI, BASTA❗️

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IACOLINO, ARMAO, MANCUSO, GALLO AFFLITTO. UNA FILA INFINITA DI BUFERE GIUDIZIARIE.
ORA FORZA ITALIA CHIEDE DI CAMBIARE PAGINA. SCHIFANI, BASTA❗️

C’è un momento nel quale la politica deve smettere di contare le inchieste e cominciare a contare le proprie responsabilità. Quel momento, per Renato Schifani, è arrivato. Non perché il presidente della Regione debba rispondere penalmente delle condotte contestate agli indagati. Ma perché un presidente risponde politicamente delle persone che sceglie, delle relazioni che costruisce, delle nomine che firma e del sistema di potere che si sviluppa attorno al suo governo. Ed è proprio questo sistema che oggi appare travolto da una sequenza di vicende troppo lunga per essere liquidata come una casualità.

  • ARMAO: LA BUFERA ARRIVA A PALAZZO D’ORLÉANS

Adesso è arrivato Gaetano Armao. La Procura di Palermo ha chiesto una misura cautelare nei suoi confronti per un’ipotesi di corruzione. Armao, fino a poco tempo prima consigliere giuridico di Schifani, si è dimesso dall’incarico. Non è una figura marginale. È un ex vicepresidente della Regione. È un uomo di peso della politica siciliana. Ed era dentro la struttura di fiducia del presidente. Ancora una volta l’inchiesta dovrà fare il suo corso. Ma politicamente il caso è devastante quanto può resistere un governo quando persino il suo sistema di relazioni più vicino viene continuamente investito dalla cronaca giudiziaria?

  • Michele Mancuso è stato arrestato.  Riccardo Gallo Afflitto è stato arrestato per l’inchiesta sul Cefpas. Due esponenti di Forza Italia, due vicende giudiziarie diverse, ma entrambe diventate politicamente pesantissime.

Tutte vicende sulle quali la magistratura dovrà pronunciarsi definitivamente. Ma sul piano politico c’è un dato che non può essere cancellato, sono due pezzi importanti della classe dirigente siciliana di Forza Italia finiti al centro di procedimenti giudiziari gravissimi. E questo accade mentre Forza Italia discute proprio della necessità di cambiare rotta.

  • NON È PIÙ UN INCIDENTE

Iacolino. Armao. Pizzuto. Michele Mancuso. Gallo Afflitto. Nomi diversi. Casi diversi. Contestazioni diverse. Ma una domanda comune,  perché intorno al governo Schifani si è accumulata una simile concentrazione di vicende giudiziarie? «Sono tutti innocenti fino a sentenza definitiva». Certo che lo sono. Ma questa frase, sacrosanta sul piano giudiziario, non può diventare l’alibi della politica per non interrogarsi sulle proprie scelte. La politica non deve aspettare le sentenze per verificare se il proprio sistema di selezione della classe dirigente funziona.

  • MINARDO

Poi è arrivata la frase che ha fatto saltare il tappo. Nino Minardo, commissario regionale di Forza Italia, ha parlato della necessità di una «proposta politica completamente nuova» in Sicilia. Non una propria proposta ma il sentiment dei vertici del partito nazionale Non un semplice aggiustamento. Non una sostituzione di qualche assessore. Non un rimpasto cosmetico. M una proposta nuova. E Schifani ha risposto dichiarando di stare valutando, «con senso di responsabilità», le decisioni da assumere. Perché quando il partito del presidente comincia a parlare apertamente di una nuova fase, la crisi non è più un’invenzione dell’opposizione. È diventata una questione interna alla maggioranza.

  • SCHIFANI NON PUÒ CONTINUARE A DIFENDERE L’INDIFENDIBILE

Il punto non è chiedere a Schifani di dimostrare l’innocenza di Iacolino. Non è chiedergli di rispondere penalmente per Armao. Non è attribuirgli le condotte contestate a Mancuso o Gallo Afflitto. Sarebbe una scorciatoia. Il punto è molto più serio. È chiedergli se ritiene ancora politicamente sostenibile il sistema di potere costruito intorno alla sua presidenza. Perché un governo non vive soltanto di bilanci, infrastrutture, finanziamenti e comunicati stampa. Vive soprattutto di credibilità. E quando la credibilità viene erosa giorno dopo giorno, arriva il momento nel quale il presidente deve assumere una decisione.

  • DIMISSIONI

E allora diciamola senza ipocrisie. Le dimissioni di Schifani sono ormai una questione politica. Non una condanna. Non una confessione. Ma un’ammissione di responsabilità politica. Una scelta, quella delle dimissioni, che potrebbe interrompere una spirale diventata sempre più difficile da governare. Perché continuare a restare aggrappati alla poltrona quando il proprio stesso partito parla di una nuova proposta politica, rischia di trasformare una crisi di governo in una crisi istituzionale. Schifani ha ancora una possibilità di scegliere come uscire da questa vicenda. Può aspettare che siano gli eventi a decidere per lui. Oppure può assumersi fino in fondo quella responsabilità che lui stesso ha evocato.

  • ORA SCHIFANI DEVE DECIDERE

Quando i casi diventano troppi, la politica deve smettere di guardarli separatamente. Deve guardare il quadro. E il quadro oggi è quello di un governo politicamente logorato dalle vicende note che hanno investito uomini del governo e dintorni. Figure collocate nell’orbita istituzionale del presidente. È anche per questo che Forza Italia ha aperto il dossier sulla successione politica e sulla possibilità di una nuova fase.

«Schifani resisterà?» «Schifani ha ancora il coraggio politico di resistere?» Forse è arrivato il momento nel quale il presidente dovrebbe guardare non alla propria sopravvivenza politica, ma alla credibilità dell’istituzione che rappresenta, al partito cui appartiene. E fare l’unica cosa che, in politica, può restituire dignità a una stagione ormai irrimediabilmente consumata.

  • DIMETTITI.

Un presidente deve decidere di assumere con coraggio e dignità una responsabilità politica prima che sia qualcun altro a imporgliela. La Sicilia ha bisogno di voltare pagina.