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PATERNÒ, UNA PARETE PER FALCONE E BORSELLINO. ALFIO VIRGOLINI SCRIVE AI COMMISSARI.

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La proposta di Alfio Virgolini ai commissari, trasformare un muro in un presidio civile. E il bando regionale offre a Paternò un’occasione che sarebbe difficile giustificare se venisse persa.

Ci sono bandi che finanziano opere. E ce ne sono altri che, se utilizzati con intelligenza, possono finanziare un’idea di città.

È questa la vera partita che si apre a Paternò con il “Fondo di creatività urbana” istituito dalla Regione Siciliana per sostenere interventi di Street Art e muralismo. Duecentomila euro complessivi, fino a ventimila euro per ciascun progetto comunale, risorse destinate soprattutto alla rigenerazione di aree degradate, periferiche e comunque accessibili alla collettività.

Paternò, dunque, può semplicemente guardare il treno passare. Oppure può salirci. La proposta arrivata ai Commissari Straordinari da Alfio Virgolini è precisa, candidare una parete degli immobili dell’Istituto Autonomo Case Popolari, in Viale dei Platani, per realizzare un grande murale dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

A prima vista potrebbe sembrare soltanto un progetto di arredo urbano. Non lo è. Perché scegliere Falcone e Borsellino, a Paternò, significherebbe trasformare una superficie anonima in un luogo capace di parlare alla città. E soprattutto alle generazioni che quella stagione della storia italiana non l’hanno vissuta.

  • UN MURO PUÒ DIRE MOLTO PIÙ DI UN COMUNICATO

La Street Art nasce spesso nei luoghi dove una città ha qualcosa da raccontare, da ricordare o persino da riscattare. Un muro può diventare una pagina. E una pagina, quando è collocata nello spazio pubblico, può diventare memoria collettiva.

Falcone e Borsellino non sono soltanto due magistrati assassinati dalla mafia. Sono diventati, simboli di una Repubblica che ha scelto di non arrendersi alla violenza mafiosa. Raffigurarli su una parete pubblica non significherebbe dunque celebrare due personaggi del passato. Significherebbe affermare, nel presente, da che parte sta una comunità. Ed è proprio questo che rende interessante la proposta.

  • PATERNÒ HA BISOGNO DI SIMBOLI, NON SOLTANTO DI INTERVENTI

Una città non si rigenera esclusivamente rifacendo una strada, sistemando un marciapiede o tinteggiando una facciata. La rigenerazione urbana funziona quando restituisce ai luoghi una funzione, un significato, una riconoscibilità. Una periferia cambia quando smette di essere percepita soltanto come periferia. Un muro cambia quando smette di essere soltanto un muro.

E un’immagine di Falcone e Borsellino, realizzata da un artista capace di interpretare il luogo e non semplicemente di riempire una parete, potrebbe diventare proprio questo, un segno di identità nel paesaggio urbano di Paternò.

Naturalmente serviranno un progetto serio, autorizzazioni, una valutazione tecnica della superficie e soprattutto una qualità artistica all’altezza del messaggio. Perché anche la memoria può essere banalizzata. E Falcone e Borsellino meritano molto più di un’enorme fotografia dipinta su un muro. Meritano un’opera.

  • LA VERA DOMANDA È: PATERNÒ CI CREDE?

Il dato più importante, a questo punto, non è neppure il murale. È capire se l’amministrazione straordinaria intenda cogliere l’opportunità. Il bando mette a disposizione una risorsa relativamente piccola rispetto ai bilanci comunali, ma potenzialmente enorme sul piano simbolico. Ventimila euro non risolvono i problemi di Paternò. Ma possono contribuire a cambiare un pezzo della città.

E soprattutto possono dimostrare che anche mentre si affrontano le questioni amministrative più pesanti, esiste ancora la possibilità di investire sulla cultura dello spazio pubblico. Sarebbe un errore considerare la Street Art una questione marginale, decorativa o da lasciare in fondo all’agenda. Perché una città che vuole ricostruire la propria immagine deve anche ricostruire il modo in cui racconta se stessa.

  • FALCONE E BORSELLINO COME ANTIDOTO ALL’INDIFFERENZA

C’è poi un elemento che va oltre il bando. Paternò ha bisogno di tornare a parlare di legalità senza trasformare la legalità in una parola da cerimonia. Un murale dedicato a Falcone e Borsellino avrebbe senso se diventasse il punto di partenza di un percorso. Scuole coinvolte. Associazioni. Artisti. Giovani. Incontri pubblici. Educazione alla cittadinanza. Il muro dovrebbe essere soltanto l’inizio. Altrimenti rischieremmo di produrre l’ennesimo monumento alla memoria che tutti fotografano il giorno dell’inaugurazione e dimenticano il giorno dopo.

  • NON PERDERE ANCHE QUESTA OCCASIONE

Paternò ha avuto, negli anni, molte occasioni mancate. Questa è diversa perché non richiede necessariamente grandi risorse proprie, ma soprattutto capacità progettuale e volontà politica. Il Comune deve verificare rapidamente requisiti, disponibilità dell’immobile, autorizzazioni e termini del bando. Se la proposta è tecnicamente realizzabile, sarebbe difficile comprendere perché non presentare un progetto. Non si tratta di fare un favore a Virgolini. Non si tratta neppure di intestare politicamente il murale a qualcuno.

Si tratta di capire se Paternò vuole cogliere una risorsa regionale per trasformare una parete in un pezzo della propria identità. Per una volta, insomma, non servirebbe inventare nulla. Basta una buona idea, darle una forma e avere il coraggio di realizzarla. Che città vuole essere Paternò? E forse è proprio questo il tema che dovrebbe stare al centro di ogni vera rigenerazione urbana che Virgolini ha colto appieno.