- PASSIAMO A PATERNÒ. DOPO LO SCIOGLIMENTO PER MAFIA LA POLITICA RISCHIA DI RIPARTIRE DAGLI STESSI ERRORI
Paternò è il banco di prova più concreto di questa crisi della classe dirigente. Una città che porta ancora le conseguenze di anni di criticità amministrative e che, dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, avrebbe bisogno di una profonda ricostruzione politica, amministrativa e civica. E invece il dibattito rischia di concentrarsi ancora una volta sulla corsa alla candidatura a sindaco, sulle alleanze e sui nomi, prima ancora di chiarire quale futuro si voglia costruire.
- Il punto non è soltanto chi farà il sindaco. Il punto è con quale classe dirigente, con quale progetto e con quali garanzie di trasparenza si intende governare Paternò.
Non basta cambiare il nome sulla porta di Palazzo di Città se restano immutati i metodi, le logiche di appartenenza, il mantenimento della macchina burocratica che ha prodotto e produce ancora gli stessi metodi che hanno portato allo scioglimento, malgrado la commissione straordinaria, non si cambia metodo, si producono i medesimi rituali.
La ricerca del consenso può essere l’unico metro di selezione per la scelta della classe dirigente futura? Una città che ha attraversato una crisi istituzionale così grave non può permettersi di confondere la competizione elettorale con la ricostruzione della propria credibilità. Serve una visione che restituisca a Paternò una prospettiva, non l’ennesimo elenco di promesse elettorali.
La domanda da rivolgere a chi aspira alla guida della città è semplice, quale Paternò si immagina e con quali strumenti si intende realizzarla? Quali priorità, quali risorse, quali tempi, quali responsabilità? E quali criteri userà nello scegliere assessori e collaboratori, evitando che la composizione della squadra diventi il prezzo da pagare solo alle correnti e agli equilibri elettorali?
Dopo una vicenda tanto delicata, la trasparenza non può essere una parola da inserire nel programma. Deve diventare il criterio con cui si costruiscono le candidature, si formano le liste, si scelgono gli amministratori e si assumono le decisioni. Paternò non ha bisogno soltanto di un candidato sindaco. Ha bisogno di una classe dirigente che sappia lavorare insieme, oltre gli interessi personali, e di un progetto civico capace di coinvolgere competenze, energie sociali e cittadini che non si riconoscono solamente nelle consuete spartizioni.
- La vera sfida non è conquistare il municipio. È dimostrare di essere in grado di ricostruire la fiducia in un’istituzione ferita.
Se la politica ripartirà soltanto dai nomi, dalle ambizioni e dai conteggi elettorali, avrà perso l’occasione di comprendere la lezione di questi anni. Se invece saprà partire dai problemi reali, dalla qualità delle persone e da una visione condivisa, la prossima stagione amministrativa potrà diventare un’occasione di discontinuità.
Perché Paternò non può essere condannata a vivere tra le macerie del passato e le promesse del prossimo candidato. Ha diritto a conoscere, prima del voto, non soltanto chi vuole governarla, ma soprattutto come, con chi e per quale futuro.