Quando un’intervista rinuncia alle domande scomode, diventa una passerella, un nonsense. Un’intervista giornalistica dovrebbe servire ai cittadini, non a chi la conduce ne tantomeno all’intervistato che non ne esce bene ma non per colpa sua.
Si dovrebbero mettere alla prova le affermazioni, confrontarle con i fatti, ricordare le scelte del passato e chiedere conto delle conseguenze future. Quando invece si limita a raccogliere dichiarazioni senza contraddittorio, il giornalismo cede il passo alla inutile comunicazione.
Nel caso di Ezio Mannino, le domande che ci saremmo aspettati riguardavano i nodi irrisolti della città, le responsabilità politiche maturate negli anni, le proposte concrete per il futuro e, soprattutto, le contraddizioni tra ciò che è stato e ciò che sarà. Nulla di questo può essere sostituito da domande light o da considerazioni che non entrano nel merito.
Per questo motivo QTSicilia ha deciso di proporre una contro-intervista. Non per contestarne la qualità, ne l’intervistato, tantomeno la conduzione, ma per fare ciò che un giornalista dovrebbe sempre fare, porre le domande che i cittadini vorrebbero sentire.
Dare, insomma, le notizie come tutti si aspettano. Senza deferenza, senza pregiudizi, senza sconti. Perché un’intervista che non scava nei problemi rischia di trasformarsi in una passerella. Una contro-intervista nel nostro stile, invece, può restituire centralità ai fatti controversi, alle opinioni. L’abbiamo proposta a Ezio Mannino che ha accettato il confronto, col “controinterrogatorio” che tra qualche giorno sarà online.