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L’ACQUA NON SI VENDE. IL SERVIZIO SI PAGA. LA VERITÀ CHE METTE FINE A OGNI CONFUSIONE

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Ci sembra doveroso tornare sulla questione dell’acqua pubblica per fugare ogni possibile confusione sul tema. L’acqua è un bene primario, indispensabile alla vita, e come tale rappresenta un diritto fondamentale che deve essere garantito a ogni persona. Questo principio, tuttavia, non va confuso con l’idea che il servizio idrico debba essere completamente gratuito.

È necessario distinguere il bene naturale “acqua” dal servizio idrico integrato. L’acqua, in quanto risorsa naturale, non è una merce da vendere; ciò che viene remunerato attraverso la tariffa è il complesso delle attività necessarie per renderla disponibile, potabile e sicura fino al punto di utilizzo e per restituirla all’ambiente dopo la depurazione. Le bollette, quindi, non rappresentano il prezzo dell’acqua, ma il corrispettivo dei costi sostenuti per la captazione e il sollevamento dalle fonti, la potabilizzazione, il trasporto e la distribuzione attraverso le reti idriche, la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti, il consumo di energia elettrica, la raccolta e la depurazione delle acque reflue, nonché gli investimenti necessari per garantire continuità, sicurezza, qualità ed efficienza del servizio.

In Italia, il referendum del 2011 ha espresso la volontà popolare di eliminare dalla tariffa la cosiddetta “remunerazione del capitale investito”, cioè una componente di profitto garantito a favore del gestore. Ciò non significa che il servizio debba essere svolto in perdita o senza copertura economica. Significa, piuttosto, che la tariffa deve essere finalizzata alla copertura dei costi effettivamente sostenuti e agli investimenti necessari per assicurare un servizio efficiente, nel rispetto dei principi di economicità, trasparenza e buon andamento dell’amministrazione.

L’accesso all’acqua, pertanto, costituisce un diritto universale; il pagamento della tariffa riguarda esclusivamente il costo del servizio necessario per renderla fruibile. Due concetti che non sono in contrasto tra loro: da un lato il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto fondamentale, dall’altro la legittima copertura dei costi indispensabili per garantire un servizio pubblico efficiente, sicuro e sostenibile, evitando che la gestione del bene comune diventi fonte di profitto a discapito dell’interesse collettivo.