
C’è una legge non scritta della politica che prima o poi presenta sempre il conto, quella della memoria. Perché le dichiarazioni, gli slogan, gli appelli alla coerenza non evaporano. Restano lì, archiviate, pronte a riemergere quando il vento cambia direzione. Ed è proprio quello che accade oggi con Jose Marano.
Qualche anno fa, di fronte ai parlamentari che lasciavano il Movimento 5 Stelle, non usava mezzi termini. Le sue parole erano nette, quasi lapidarie:
“Questi eletti con i voti del Movimento che ora si battono il petto dovrebbero avere la decenza di dimettersi e lasciare il proprio posto a chi davvero crede nei principi del Movimento 5 Stelle. Troppo facile fare politica con i voti degli altri, abbiate un po’ di decenza ogni tanto.”
Ecco la video testimonianza:
Una posizione rigorosa. Difficile darle torto. Anzi, era una di quelle rare affermazioni capaci di restituire un senso alla parola coerenza in un panorama politico dove il trasformismo è diventato disciplina olimpica.
Poi, però, arriva il momento in cui la teoria incontra la pratica. Oggi Jose Marano ha lasciato il Movimento 5 Stelle per approdare alla corte di La Vardera. Una scelta assolutamente legittima. In democrazia si cambia idea, si cambiano alleanze, si cambia casa politica. Succede. Fa parte del gioco, soprattutto quando sei al secondo mandato e non più ricandidabile nel M5S.
Quello che non cambia, però, dovrebbe essere il valore delle proprie parole. Perché se ieri sosteneva che chi abbandonava il Movimento dovesse avere la “decenza” di dimettersi, oggi la domanda nasce spontanea, quella regola valeva e vale soltanto per gli altri? Se il seggio appartiene moralmente al Movimento quando se ne va un altro, perché dovrebbe appartenere improvvisamente al singolo parlamentare quando a lasciare è lei?
La politica italiana è piena di deputati che scoprono il valore della libertà di mandato esattamente il giorno in cui decidono di cambiare casacca. Fino al giorno prima, invece, il seggio sembrava appartenere al partito, agli elettori e ai principi. Una curiosa metamorfosi.
Naturalmente nessuno può obbligare un deputato a dimettersi. La Costituzione tutela il mandato parlamentare e garantisce libertà di scelta. Ma qui non stiamo parlando di diritto. Stiamo parlando di coerenza. È la stessa differenza che passa tra ciò che si può fare e ciò che si dovrebbe fare.
E allora sarebbe interessante sapere se Jose Marano considera ancora valide quelle parole oppure se, come accade spesso in politica, le convinzioni hanno una data di scadenza coincidente con la propria convenienza. Perché la coerenza è una brutta bestia: pretende di valere anche quando diventa scomoda.
In Sicilia il Movimento 5 Stelle continua a perdere pezzi. Ogni uscita viene accompagnata da spiegazioni, distinguo, recriminazioni e nuovi approdi. È il segno di una crisi politica che merita un’analisi seria. Ma è anche il sintomo di un costume ormai consolidato: i partiti raccolgono i voti, i singoli si tengono il seggio. Eppure qualcuno, un tempo, aveva trovato la parola giusta. Decenza.
Forse varrebbe la pena rispolverarla. Magari iniziando proprio da chi l’ha trasformata in un manifesto politico quando riguardava gli altri. Perché le parole sono come i boomerang, quando vengono lanciate con troppa sicurezza, prima o poi tornano indietro. E, quasi sempre, colpiscono chi le aveva scagliate.