
di Francamaria Zappia Tringali
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L’amore autentico per la nostra città e il dovere di non restare a guardare. Paternò attraversa una fase delicatissima e la ricostruzione del suo tessuto sociale, economico e d’immagine richiede responsabilità e competenze. Rispondo a un’esigenza diffusa: fare in modo che le energie sane della città si mettano a disposizione per offrire un’alternativa seria, distante dagli slogan e focalizzata sulle cose da fare.
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In modo estremamente chiaro, sereno e trasparentissimo. La mia Ú stata una funzione strettamente legata alla comunicazione e al raccordo informativo con gli organi di stampa, svolta con approccio professionale dal 2020 al 2022, anno in cui la mia collaborazione si Ú conclusa, ben prima delle vicende giudiziarie che hanno poi coinvolto l’Ente. Non ho mai avuto deleghe amministrative, ruoli d’indirizzo politico né poteri gestionali o di spesa all’interno della giunta. Ho svolto il mio compito professionale al servizio della città . Confondere l’attività di informazione istituzionale con le responsabilità politiche o amministrative di una giunta Ú un’operazione concettualmente errata che serve solo a chi cerca scorciatoie polemiche.
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Rispondo che le mie candidature al Consiglio Comunale sono state la testimonianza diretta della mia volontà di mettermi in gioco a viso aperto, da libero cittadino, offrendo alla collettività la mia immagine, la mia storia e le mie idee. Nel 2017 e nel 2022 ho chiesto il consenso su un programma di sviluppo e di riscatto civico, così come hanno fatto tantissimi altri candidati e cittadine desiderosi di dare un contributo. Averci messo la faccia con generosità non significa e non può significare condividere responsabilità gestionali o vicende che sono del tutto estranee alla mia persona, alla mia condotta morale e al mio percorso professionale. La cittadinanza sa distinguere perfettamente chi ha agito in buona fede per il bene della città da chi ha determinato la gestione dell’amministrazione. Spero di non dover ritornare ancora su questi argomenti.
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Significa ribaltare il rapporto tra cittadino, impresa e macchina pubblica. Un’amministrazione liberale non soffoca l’iniziativa privata con la burocrazia, ma si pone come facilitatrice. A Paternò serve uno Stato locale leggero, efficiente e trasparente: meno vincoli inutili, digitalizzazione dei procedimenti amministrativi per abbattere i tempi d’attesa, certezza dei tempi per chi vuole investire e valorizzazione del merito. L’approccio liberale promuove la responsabilità individuale, la tutela dei diritti dei cittadini e il libero mercato sostenibile come unico vero motore di ricchezza e occupazione.
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Io sono un uomo di centro, liberale ed ancorato ai valori moderati e costituzionali. Tuttavia, per Paternò il civismo rappresenta il punto di partenza imprescindibile. I soli simboli di partito oggi non bastano a ricostruire il rapporto di fiducia con i cittadini. Serve una piattaforma civica solida, capace di aggregare professionisti, giovani, realtà associative e forze produttive che vogliono spendersi per la città al di là delle tradizionali appartenenze ideologiche.
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Io sono un civico, tale sono sempre stato ed in questa dimensione mi immagino nel futuro. Il primo e vero obiettivo che ho in mente Ú sconfiggere la rassegnazione. Voglio cercare di parlare a quelle migliaia di paternesi che in questi anni hanno scelto di non andare più a votare, delusi e sfiduciati da una politica distante dai loro bisogni. L’area del non-voto rappresenta oggi la maggioranza relativa della città : un bacino enorme di cittadini perbene, professionisti, lavoratori e giovani che si sono sentiti traditi. La sfida consiste nel ridare a tutti i paternesi indistintamente una ragione forte per tornare alle urne, proponendo un progetto credibile, trasparente e guidato da competenze reali, unico modo per spezzare il muro dell’astensionismo e riattivare la partecipazione democratica a Paternò.
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Nutro un profondo e incondizionato rispetto per l’Arcivescovo Mons. Luigi Renna e per l’azione pastorale della Chiesa, che svolge una funzione pedagogica, sociale e spirituale insostituibile nel risveglio delle coscienze, nella promozione della legalità e nell’attenzione agli ultimi. Tuttavia, da uomo di formazione liberale e laica, ritengo che la chiarezza dei ruoli sia un principio democratico fondamentale. La Chiesa faccia la Chiesa e la politica faccia la politica. Le istituzioni ecclesiastiche hanno il merito indiscutibile di sollecitare la riflessione etica e il senso di comunità , ma la selezione della classe dirigente, l’elaborazione dei programmi amministrativi e la sintesi politica spettano esclusivamente alla politica responsabile e alla società civile. Non possiamo delegare alla sfera ecclesiale compiti che sono tipici della cittadinanza attiva e della rappresentanza democratica. La politica deve riappropriarsi del proprio ruolo, con autonomia, rigore e capacità di visione, accettando la responsabilità diretta del governo della città senza cercare supplenze istituzionali o scorciatoie morali.
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I nodi vengono sempre al pettine ed Ú bene parlarne con estrema franchezza. Quando le iniziative ecclesiali, o fintamente tali, vengono utilizzate come âfoglia di ficoâ da chi ha già governato Paternò per anni lasciando unâeredità amministrativa che i cittadini ricordano benissimo, l’operazione perde ogni verginità . Vedere ex amministratori ed esponenti storici del centrosinistra â che hanno avuto la loro occasione per trasformare la città e non ci sono riusciti â ripresentarsi oggi sotto le vesti di padri nobili o di ânuovo che avanzaâ Ú una contraddizione logica prima ancora che politica. Paternò non ha alcun bisogno di maestri di restaurazione né di operazioni di maquillage politico per riciclare leadership usurate. Se il centrosinistra ritiene di poter riproporre la ricetta e gli uomini di dieci anni fa, facendoli passare come novità per il futuro della città , dimostra di non aver compreso minimamente la portata della crisi attuale. Servono volti nuovi, competenze fresche e un’impostazione che guardi avanti, non un nostalgico ritorno al passato sotto altre spoglie.
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Sostengo apertamente le ragioni e la battaglia di buon senso del Comitato per la difesa della Ferrovia delle Arance. Smantellare o ricoprire definitivamente il sedime ferroviario senza uno studio comparativo e una valutazione analitica del potenziale economico e trasportistico sarebbe un errore strategico imperdonabile per Paternò e per l’intera Valle del Simeto. Nessuna scelta infrastrutturale così irreversibile può essere presa a scatola chiusa. Condivido pienamente la linea del Comitato: mobilità dolce e trasporto su ferro non si escludono a vicenda, possono e devono convivere. Dobbiamo attivare subito un tavolo tecnico istituzionale che coinvolga RFI, la Regione e i Comuni del comprensorio per analizzare la domanda reale di trasporto merci e passeggeri. Paternò deve rivendicare il proprio ruolo di nodo intermodale tra la Ferrovia delle Arance, la linea metropolitana della Circumetnea, le aree produttive e le direttrici turistiche, trasformando le stazioni storiche, come San Marco, in centri vivi di cultura e mobilità integrata. Le connessioni infrastrutturali sono il vero motore dello sviluppo.
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Il risanamento finanziario Ú la precondizione per qualsiasi progetto di sviluppo. Senza stabilità contabile non si erogano i servizi essenziali. Bisogna agire su due fronti: la razionalizzazione della spesa corrente, eliminando gli sprechi e recuperando efficienza operativa, e il contrasto all’evasione dei tributi locali attraverso una maggiore equità e l’incrocio delle banche dati. Un Comune finanziariamente sano può abbassare gradualmente la pressione fiscale ed erogare servizi di qualità .
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L’agricoltura e l’agrumicoltura sono il cuore pulsante dell’economia paternese, ma soffrono le crisi di mercato e la mancanza di infrastrutture adeguate. Il Comune deve farsi promotore di un Distretto Agrumicolo ed Economico forte, favorendo l’aggregazione tra produttori, la certificazione della qualità della nostra Arancia Rossa e l’intercettazione dei fondi europei e regionali destinati all’innovazione della filiera. Dobbiamo rendere la viabilità rurale moderna e sicura per agevolare il trasporto delle merci.
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Il decoro urbano Ú il primo biglietto da visita di una comunità e incide direttamente sulla qualità della vita e sulla sicurezza percepita. Propongo una pianificazione pluriennale degli interventi di manutenzione ordinaria, abbandonando la logica dell’emergenza. Occorre introdurre contratti di servizio rigidi per la gestione del verde pubblico e dei servizi d’igiene urbana, potenziando i controlli sul territorio tramite sistemi di videosorveglianza e sanzioni severe per chi abbandona i rifiuti.
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Con rigore e innovazione. La raccolta differenziata va incrementata attraverso un’informazione capillare e l’introduzione progressiva della tariffazione puntuale (TARIP): chi differenzia di più e meglio deve pagare di meno. Dobbiamo potenziare le isole ecologiche, rendere efficiente il centro comunale di raccolta e stringere accordi per l’avvio della filiera del riciclo che trasformi i rifiuti da costo a risorsa economica per l’Ente.
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La Collina Storica e il Castello Normanno devono diventare il perno di un Polo Culturale e Turistico d’eccellenza. Serve un piano integrato che comprenda la riqualificazione degli accessi, la creazione di percorsi pedonali attrezzati, l’illuminazione artistica e una programmazione di eventi culturali di rilancio sovra-comunale in collaborazione con le Associazioni del territorio. Dobbiamo attrarre flussi turistici inserendo Paternò nei circuiti regionali del turismo culturale ed enogastronomico.
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Attraverso lo snellimento delle procedure autorizzative tramite uno Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) efficiente e interamente digitale. Dobbiamo creare condizioni favorevoli per chi apre una nuova attività o investe a Paternò, prevedendo agevolazioni sui tributi locali per i primi anni d’avvio. Il Comune deve essere un alleato di chi produce lavoro e ricchezza, non un ostacolo burocratico.
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Per me la legalità Ú il prerequisito di ogni azione amministrativa. Sul piano operativo serve il potenziamento del corpo di Polizia Locale, il ripristino della videosorveglianza capillare nei punti nevralgici della città e una stretta sinergia con la Prefettura e le Forze dell’Ordine per il controllo del territorio. La presenza dello Stato deve essere visibile e costante in ogni quartiere.
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I giovani devono trovare motivi per restare. Dobbiamo creare uno Spazio Coworking ed Inizio Impresa comunale per supportare giovani professionisti e start-up, valorizzare l’associazionismo giovanile e instaurare un dialogo costante con le scuole superiori del territorio per l’orientamento lavorativo e formativo. La cultura, lo sport e le strutture ricreative devono tornare al centro dell’agenda cittadina.
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I primi tre pilastri operativi sono chiarissimi. Il primo Ú il Piano Straordinario di Manutenzione e Decoro Urbano: un calendario pubblico e monitorabile quartiere per quartiere su buche, illuminazione e pulizia delle strade. Il secondo Ú lo Sportello Unico Digitale che per comodità chiameremo ‘Impresa In Un Clic’, per azzerare i tempi della burocrazia e tagliare i tributi comunali per i primi tre anni ai giovani che aprono una nuova attività a Paternò. Il terzo Ú l’istituzione dell’Ufficio Europa e Progettazione Strategica, con personale dedicato esclusivamente ad intercettare fondi europei e regionali senza perdere un solo euro per le infrastrutture e il sociale, se Ú il caso anche con il coinvolgimento di professionisti esterni. Paternò deve ripartire da azioni misurabili, impegni precisi e risposte immediate ai cittadini.