
C’è un momento, nella vita di una comunità, in cui bisogna avere l’onestà intellettuale di rivedere le proprie posizioni. Non per debolezza di argomenti, ma per aderenza alla realtà. E a Paternò, città spesso paralizzata tra annunci e assenza di risultati concreti, questo momento riguarda anche il giudizio sul Presidio Partecipativo del Fiume Simeto.
Per anni oggetto di nostre critiche, anche dure, oggi impone una riflessione più equilibrata. Perché al netto di limiti, ambiguità e nodi irrisolti, resta un dato difficilmente contestabile, sono tra i pochissimi, se non gli unici, ad aver prodotto iniziative tangibili, presenza sul territorio, fatti e una qualche forma di attivazione civica reale.
Una città ferma, tra parole e vuoto operativo
Il contesto è decisivo. Paternò vive una fase di evidente stagnazione, dibattiti ripetitivi, annunci che non si concretizzano, promesse pre-elettorali che restano tali. La narrazione pubblica è dominata da un eterno futuro, “faremo”, “vedremo”, “vorremmo”, “stiamo lavorando”. Nel frattempo, però, la città resta immobile.
In questo scenario, qualsiasi esperienza che rompe l’inerzia, anche se imperfetta, finisce inevitabilmente per emergere.
Il Presidio: tra attivismo e legittimazione
Il Presidio Partecipativo del Simeto ha saputo costruire nel tempo una rete, una progettualità e una presenza che non possono più essere liquidate con superficialità. Attività ambientali, iniziative culturali, momenti di coinvolgimento, elementi concreti che segnano una distanza netta rispetto al vuoto di altre realtà cittadine. Anche quando la partecipazione latita. Ed è qui che si impone una revisione del giudizio. Non un’adesione acritica, ma il riconoscimento di un fatto, dove altri parlano, loro fanno, con successi e insuccessi, con partecipazione o meno.
Il nodo irrisolto: l’ex macello
Detto questo, c’è una questione che non può essere aggirata né annacquata e che va chiarita necessariamente, quella dell’utilizzo dell’ex macello comunale.
Il punto è semplice e va chiarito senza ambiguità. Esiste un titolo legittimo e trasparente che regola l’uso dello spazio? Si tratta di una concessione formalizzata, accessibile e verificabile? Oppure siamo di fronte a un utilizzo di fatto che rischia di sconfinare nell’abuso o, quantomeno, in una gestione opaca?
Non è un dettaglio tecnico. È una questione politica e amministrativa centrale. Perché se da un lato è giusto riconoscere il valore dell’attivismo, dall’altro non si può accettare che beni pubblici vengano percepiti, o utilizzati, come spazi “privati” di fatto.
Credibilità e trasparenza: la prova decisiva
Se il Presidio vuole consolidare il proprio ruolo e superare definitivamente le critiche, deve affrontare questo nodo con chiarezza totale. La forza di un’esperienza civica sta certamente nelle attività che produce, ma anche nella trasparenza con cui opera.
E allo stesso modo, l’amministrazione comunale non può continuare a restare in una zona grigia, deve chiarire pubblicamente lo status dell’immobile, i termini di utilizzo e le eventuali responsabilità.
In conclusione, cambiare idea non è un segno di incoerenza, ma di maturità. E oggi, a Paternò, è difficile negare che il Presidio Partecipativo del Simeto rappresenti una delle poche realtà capaci di incidere, almeno in parte, sull’attività cittadina.
Ma proprio per questo, proprio perché emerge nel vuoto generale, deve essere sottoposto a uno standard più alto, quello della trasparenza assoluta. Perché una città non si emenda solo con l’attivismo. Si sblocca quando fatti e regole camminano insieme.