
C’è un punto da cui partire, senza ambiguità, il nuovo Piano Urbanistico Generale di Paternò non può essere un semplice aggiornamento tecnico. Deve essere una rottura netta con il passato recente, segnato da espansioni sproporzionate, interventi a macchia di leopardo, incompiute diffuse e una visione della città spesso più subita che governata.
Ripartire dalle incompiute non è solo una scelta pragmatica, è un atto politico. Significa guardare in faccia gli errori, quartieri mai davvero nati, infrastrutture abbozzate e lasciate marcire, aree pensate per una crescita che non si è mai realizzata. Paternò oggi porta sulle spalle il peso di previsioni urbanistiche che immaginavano una città da 80.000 abitanti, mentre la realtà demografica racconta altro. Continuare a pianificare come se nulla fosse equivale a perpetuare danni e illusione.
Zero consumo di suolo: slogan o scelta concreta?
Se il principio deve essere quello del “consumo di suolo zero”, allora serve coerenza fino in fondo. Non basta dichiararlo, bisogna tradurlo in norme chiare, vincolanti, che privilegino il riuso, la rigenerazione e la densificazione intelligente. Ogni metro quadrato nuovo deve essere giustificato, non dato per scontato.
Ma attenzione, fermare l’espansione non significa congelare la città. Significa ridefinirla prevedendo autentiche zone per lo sviluppo artigianale e commerciale al dettaglio, non più centri commerciali, vero businnes opaco. Qui entra in gioco il tema “dell’emersione della memoria”, recuperare identità, stratificazioni urbane, relazioni storiche tra centro e periferie. Non si tratta di nostalgia, ma di riconoscere che una città senza memoria è una città senza direzione.
Centro storico tra promesse mancate e necessità di riscatto.
Se il nuovo Piano Urbanistico Generale deve segnare una discontinuità reale, allora il punto di partenza non può che essere uno, il recupero del centro storico. Non come enunciazione di principio, già vista, già scritta, già disattesa, ma come asse portante di una strategia urbana credibile.
A Paternò, il recupero del centro storico è stato previsto, annunciato, evocato. Mai realizzato davvero. Nel frattempo, la città è cresciuta altrove, lasciando il suo nucleo più identitario in una condizione di progressivo svuotamento fisico e sociale. È qui che si misura la serietà del PUG, non solo nelle tavole tecniche, ma nella capacità di invertire questa traiettoria.
Periferie come risorsa, non come problema.
Le periferie di Paternò non possono continuare a essere considerate margini. Sono, di fatto, la città reale. Trasformarle in risorsa significa investire in accessibilità, servizi, qualità dello spazio pubblico. Cultura, sport e tempo libero non sono optional sono infrastrutture sociali essenziali. Senza queste, qualsiasi piano resta carta.
L’infrastrutturazione deve diventare la priorità con collegamenti efficienti, mobilità sostenibile, reti funzionali. Una città disconnessa è una città diseguale.
Agricoltura sociale e riequilibrio urbano
Uno degli elementi più interessanti e potenzialmente innovativi è l’idea di destinare spazi all’agricoltura sociale e solidale. In un territorio come quello di Paternò, con una forte vocazione agricola, questa non è una concessione romantica ma una scelta strategica. Può generare inclusione, economia locale, presidio del territorio.
Ma qui emerge un nodo delicato, le legittime aspettative dei proprietari. Non si possono ignorare. Serve un sistema credibile di compensazioni e premialità, capace di bilanciare interesse pubblico e diritti privati. Se questo meccanismo non sarà chiaro e trasparente, il PUG rischia di diventare terreno di scontro, più che di costruzione.
Prima le strategie, poi le norme
Troppo spesso si è fatto il contrario, norme senza visione, vincoli senza progetto. Questa volta l’ordine deve essere invertito. Prima si definisce che città che si vuole, poi si scrivono le regole. Senza una strategia, il piano diventa un esercizio burocratico.
“Via le mani sulla città” non è uno slogan vuoto
È una richiesta precisa di sottrarre la pianificazione a logiche di breve periodo, interessi particolari, pressioni opache. Significa restituire centralità all’interesse collettivo. E questo richiede coraggio politico, non solo competenza tecnica.
Il PUG di Paternò può essere una svolta o l’ennesima occasione persa. La differenza la farà una sola cosa, la capacità di scegliere davvero. Anche quando le scelte sono scomode.
Ne parleremo giovedì 23 prossimo alle 18,00 a DolceAmaro in piazza Umberto a Paternò con associazioni di categoria (Confartigianato), esperti tecnici, e le istanze politiche.
