Doveva essere il grande momento del Campo Largo. Un evento costruito con cura, settimane di preparazione, gazebo, impianto audio, scambio libri, perfino il dj set per attirare i più giovani. Insomma, un piccolo festival politico-culturale pensato per parlare alla città.
Peccato che la città sembri aver avuto altri programmi.
Alla fine, più che una manifestazione popolare, è sembrata una riunione condominiale allargata: presenti quasi esclusivamente militanti, simpatizzanti, candidati, dirigenti e addetti ai lavori. In pratica, chi era coinvolto nell’organizzazione o gravitava già attorno all’area politica promotrice.
Il dato che colpisce non è tanto il numero dei presenti, quanto il rapporto tra lo sforzo organizzativo e la risposta della cittadinanza. Quando metti insieme libri, musica, gazebo, interventi pubblici e una macchina organizzativa importante, ti aspetti curiosità, partecipazione, dibattito. Invece la piazza è rimasta ostinatamente larga.
E così l’evento che doveva dimostrare la forza attrattiva del Campo Largo ha finito per certificare un problema ben più serio: la difficoltà di coinvolgere chi non è già convinto.
Forse il vero messaggio politico della serata non è arrivato dal palco ma dagli spazi vuoti davanti ad esso.
Perché in politica si possono riempire i programmi, gli interventi e persino le scalette musicali. La piazza, invece, o si riempie da sola oppure non si riempie affatto.
Alla fine hanno parlato col vuoto cosmico.