
La questione non è tanto la legittimità formale del procedimento quanto la sua effettiva capacità di coinvolgere la cittadinanza.
Dal sito istituzionale del Comune di Paternò risulta che per il 2026 sono stati pubblicati l’avviso, la scheda progetto e successivamente il verbale di ammissione dei progetti. Risultano soltanto cinque progetti ammessi alla fase di voto.
Tuttavia la legge regionale siciliana sulla democrazia partecipata non nasce per adempiere a un mero obbligo burocratico. Lo spirito della norma è quello di coinvolgere concretamente i cittadini nella scelta di come utilizzare una quota delle risorse comunali. La stessa disciplina richiama la necessità che le varie fasi siano adeguatamente pubblicizzate e che i cittadini siano messi nelle condizioni di partecipare, ma questo pare non sia stato fatto.
Da un punto di vista non meramente istituzionale si possono formulare alcune osservazioni: La pubblicazione all’albo pretorio e sul sito comunale soddisfa appieno il requisito minimo di pubblicità legale; la mancata diffusione, però, attraverso i canali social istituzionali, comunicati stampa, incontri pubblici o campagne informative può ridurre drasticamente la partecipazione.
Il fatto che siano stati presentati soltanto cinque progetti potrebbe essere interpretato come un indice di scarsa conoscenza dell’iniziativa da parte della cittadinanza, anche se da solo si potrebbe escludere che vi sia stata una volontà di limitare la partecipazione, ma mera inadeguatezza al mondo che cambia.
Una democrazia partecipata realmente efficace normalmente prevede attività di promozione, coinvolgimento delle associazioni, delle scuole, della stampa e dei media locali.
La procedura è stata formalmente rispettata, ma la partecipazione non si misura con la pubblicazione all’albo pretorio. Se i cittadini non sanno che esiste un bando, la democrazia partecipata rischia di trasformarsi in una democrazia per addetti ai lavori.
Per questo motivo si può sostenere, sul piano politico-amministrativo, che una pubblicazione limitata al sito istituzionale e agli atti amministrativi rappresenta il minimo della pubblicità legale, ma non necessariamente promuove il massimo della partecipazione.
Anzi, se la maggior parte dei cittadini non frequenta il sito comunale o l’albo pretorio, una diffusione così limitata può produrre un effetto pratico molto semplice, la procedura resta formalmente aperta a tutti, ma concretamente conosciuta soltanto da chi segue abitualmente gli atti comunali o è già inserito in alcuni circuiti. Questa è una critica sostenibile sulla base dei dati reperiti.
Come osservazione finale invece, la domanda pertinente è questa, se Paternò conta cinquantamila abitanti, molte associazioni e migliaia di utenti che seguono il web e i canali social, come si arriva ad appena cinque progetti? È un segnale di scarso interesse dei cittadini o di insufficiente informazione preventiva? Questa è probabilmente è la vera questione politica che emerge dall’analisi dei dati a nostra disposizione.