
Le reazioni alla nota scomposta dell’associazione Penelope sul caso Albergo Sicilia non si sono fatte attendere. L’ex consigliere Alfio Virgolini e il rappresentante dell’associazione L’Aria Nuova Giuseppe Panassidi, intervengono con propri comunicati distinti. Due opinioni sul tema che provengono da parti politiche opposte ma a tutela di Paternò, dei suoi cittadini, della libertà d’opinione e del dissenso democratico che non può e non deve essere compresso:
IL COMUNICATO di Alfio Virgolini:
«Sulla prospettata destinazione dell’ex Hotel Sicilia di Paternò a struttura di accoglienza per cittadini extracomunitari, ritengo doveroso intervenire ancora una volta, anche alla luce della recente presa di posizione dell’associazione Penelope. Al di là del merito della questione, colpiscono i toni utilizzati nei confronti della città di Paternò e dei suoi cittadini. Si tratta di affermazioni che finiscono per rappresentare un’intera comunità come moralmente corresponsabile di fenomeni criminali e sociali, alimentando una narrazione generalizzata e offensiva che non rende giustizia alle migliaia di cittadini onesti che ogni giorno vivono, lavorano e contribuiscono alla crescita del territorio. L’utilizzo di espressioni che evocano “clan di nativi” o addirittura responsabilità collettive rispetto a presunti “delitti contro l’umanità” appare del tutto inaccettabile. Lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose rappresenta una ferita istituzionale gravissima, ma non può e non deve trasformarsi in una condanna morale dell’intera popolazione. Paternò non coincide con gli errori della classe dirigente passata, né può essere identificata con chi ha tradito le istituzioni. È necessario ricondurre il dibattito sul piano della responsabilità amministrativa e della programmazione territoriale. L’ex Hotel Sicilia è una struttura ricettiva di proprietà della Città Metropolitana di Catania, collocata in una posizione strategica all’ingresso della città. La sua destinazione urbanistica e la sua vocazione naturale sono quelle turistico-ricettive, rappresentando una risorsa che potrebbe contribuire allo sviluppo economico e all’immagine del territorio.È altrettanto evidente che la Prefettura di Catania e la Commissione Straordinaria del Comune sono chiamate a individuare soluzioni idonee per l’accoglienza dei cittadini stranieri nell’ambito dei programmi CAS e SAI, nel pieno rispetto della normativa vigente. Così come appare necessario superare l’attuale sistemazione di Contrada Ciappe Bianche, che presenta evidenti criticità. Tuttavia, l’esigenza di garantire un’accoglienza dignitosa non può prescindere da una corretta pianificazione urbanistica e da una valutazione dell’interesse complessivo della città. Destinare l’ex Hotel Sicilia a centro di accoglienza significherebbe modificare la funzione originaria dell’immobile, trasformandolo da struttura ricettiva a struttura socio-assistenziale, con possibili conseguenze sotto il profilo urbanistico, economico, turistico e dell’immagine della città. L’accoglienza non può essere improvvisazione. Deve essere organizzazione, equilibrio e programmazione. Per questo ritengo che possano essere individuate soluzioni alternative, preferibilmente in aree periferiche o extraurbane, dove sia possibile realizzare strutture adeguate, dotate dei necessari servizi e collegate efficacemente ai sistemi di trasporto, favorendo così anche i percorsi di integrazione e di accesso al lavoro. Per queste ragioni, auspico che l’ex Hotel Sicilia mantenga la propria vocazione ricettiva, oppure venga destinato ad altre funzioni di interesse pubblico, quali quelle scolastiche, formative o culturali, capaci di valorizzare il patrimonio pubblico e contribuire allo sviluppo della città. L’accoglienza è un valore quando viene governata con responsabilità. Allo stesso modo, la tutela dell’identità, delle prospettive di sviluppo e della vocazione di un territorio rappresenta un interesse pubblico che merita pari attenzione. Paternò ha bisogno di scelte lungimiranti, non di contrapposizioni ideologiche né di etichette che finiscono per colpire indiscriminatamente un’intera comunità».
LA NOTA STAMPA di Giuseppe Panassidi:
«Ex Albergo Sicilia il dissenso non è razzismo. Paternò deve scegliere il futuro dei propri luoghi simbolo. La presente nota nasce a seguito di un post pubblicato dall’associazione Penelope sull’ipotesi di destinare l’ex Albergo Sicilia di Paternò ad albergo sociale per lavoratori stagionali, al quale è seguito uno scambio di commenti con Giuseppe Panassidi, presidente dell’associazione Uniti per gli Animali, fondatore del progetto Polisnap e componente del direttivo dell’associazione L’Aria Nuova APS con cui l’associazione Penelope ha infine chiesto un confronto. Un confronto su un tema delicato che ha reso necessario un chiarimento: non si possono confondere idee, sensibilità e progettualità diverse con razzismo, xenofobia o ostilità verso i lavoratori migranti”. Mi sono sentito obbligato a intervenire perché ritengo sbagliato trasformare il dissenso su una specifica proposta in una colpa morale.
Non si può definire razzista chi ritiene che possano esistere soluzioni migliori, sia per il futuro dell’ex Albergo Sicilia sia per affrontare il tema dei lavoratori migranti, dello sfruttamento e del superamento di Ciappe Bianche. Avere un’idea diversa sull’utilizzo di un immobile pubblico non significa essere contrari all’accoglienza, né negare il caporalato o le condizioni indegne in cui troppe persone sono state costrette a vivere. Significa semplicemente ritenere che quella specifica soluzione non sia la migliore. I commenti razzisti, gli insulti e le minacce eventualmente rivolti a chi ha avanzato la proposta vanno condannati senza ambiguità. Ma proprio per questo bisogna distinguere tra chi insulta e chi argomenta; tra chi alimenta odio e chi pone dubbi politici, sociali, urbanistici e di opportunità sull’utilizzo di un bene simbolico della città. Non è accettabile che una parte della comunità, solo perché contraria a quella specifica destinazione dell’ex Albergo Sicilia, venga accomunata a razzisti, xenofobi o addirittura a un ‘clan’. Sono parole pesanti, che avvelenano il confronto e rendono impossibile un dibattito serio. Continuiamo a pensare che l’ex Albergo Sicilia debba essere restituito alla città. Per la sua storia, per la sua posizione strategica all’ingresso di Paternò, per la vicinanza al Giardino Moncada e per il suo valore simbolico, riteniamo che debba diventare uno spazio civico, culturale, sociale, associativo e partecipativo. Riteniamo inoltre che esistano modi migliori per affrontare il fenomeno dei lavoratori migranti e dello sfruttamento: politiche abitative diffuse, controlli seri sulle aziende, contratti regolari, responsabilità dei datori di lavoro, incentivi e garanzie per i proprietari che affittano, percorsi di inclusione e tutela legale, sociale e lavorativa. Il problema non si risolve semplicemente spostando persone da un luogo a un altro. Si risolve spezzando il sistema che le rende ricattabili. Per troppi anni Paternò ha subito scelte calate dall’alto, senza un vero coinvolgimento della comunità. Oggi questo metodo non è più accettabile. La comunità paternese ha il diritto di scegliere il proprio futuro e di dire la propria sull’utilizzo dei beni pubblici. Non ci sottraiamo al confronto che ci é stato chiesto, siamo disponibili a discutere, ascoltare e incontrare chi sostiene una posizione diversa dalla nostra, ms il confronto deve essere civile, rispettoso e fondato sul riconoscimento della legittimità delle idee altrui. Paternò non ha bisogno di etichette, accuse o contrapposizioni ideologiche. Ha bisogno di soluzioni serie, partecipazione, rispetto e responsabilità. Il futuro dell’ex Albergo Sicilia deve essere deciso con la città, non sopra la città.»