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IL SILENZIO COMPLICE DELLA SINISTRA SULLO SCHIAFFO A PATERNÒ

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C’è un limite oltre il quale il silenzio smette di essere prudenza diplomatica e diventa autentica complicità.

Le reazioni piovute nelle ultime ore dopo la nota scomposta dell’associazione Penelope sul caso dell’Albergo Sicilia non sono semplicemente prese di posizione politiche; sono un atto di legittima difesa. Dall’ex consigliere Alfio Virgolini a Giuseppe Panassidi per L’Aria Nuova, passando per Fratelli d’Italia e Silvio Mirenna di Paternò Che, voci diverse, distinte, persino contrapposte nello scacchiere politico, ma unite da un unico, imprescindibile comune denominatore, la tutela di Paternò, la dignità dei suoi cittadini, la difesa sacrosanta della libertà d’opinione e di quel dissenso democratico che qualcuno, evidentemente, pensa ancora di poter reprimere o silenziare con il bavaglio del politicamente corretto.

Eppure, in questo coro di sdegno e di fiera rivendicazione territoriale, c’è un vuoto pneumatico che fa rumore. Un silenzio assordante, imbarazzante, che porta la firma del Partito Democratico e di tutta la sinistra paternese. Dove sono finiti i paladini dei diritti quando a essere calpestata è la libertà di una comunità intera?

La risposta è tanto triste quanto evidente. La sinistra locale preferisce trincerarsi dietro il paravento delle proprie ideologie pro-migranti, paralizzata dalla paura di scontentare i propri riferimenti culturali o associativi. Davanti all’esigenza di entrare a gamba tesa a difesa della città, di fare scudo attorno a Paternò contro attacchi strumentali, Pd e compagni hanno scelto di girarsi dall’altra parte. Non si può essere progressisti a giorni alterni. Non si può difendere la democrazia solo quando fa comodo ai propri schemi elettorali. Arriva un momento in cui l’appartenenza a una comunità deve superare gli steccati ideologici. Quel momento è arrivato, ma la sinistra ha preferito, ancora una volta, marcare visita. Paternò ne prenderà atto.