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L’ARIA NUOVA: L’ACQUA È SOLO L’INIZIO, LA VERA VITTORIA È LA PARTECIPAZIONE LA FORZA DI UNA COMUNITÀ VALE PIÙ DI MILLE COMIZI

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L’ACQUA HA VINTO. ORA TOCCA ALLA POLITICA DIMOSTRARE DI ESSERE ALL’ALTEZZA. 

Per una volta non è stata la politica a dare la lezione ai cittadini. È successo il contrario. Il comunicato diffuso dall’associazione L’Aria Nuova Paternò dopo la risoluzione del contratto tra ATI e SIE non è soltanto il racconto di una vittoria civica. È, soprattutto, la fotografia di un vuoto. Quel vuoto lasciato da una politica che troppo spesso arriva quando la partita è già finita, pronta a salire sul carro del vincitore dopo aver ignorato il campo di battaglia.

La vicenda dell’acqua racconta una storia che dovrebbe far riflettere. Mentre nelle stanze della politica regnava un silenzio quasi imbarazzante, c’era chi studiava documenti, organizzava incontri, costruiva reti tra comuni, spiegava ai cittadini cosa stava realmente accadendo. Un lavoro lento, faticoso e spesso invisibile. Ma è proprio da quel lavoro che nasce la forza delle battaglie autentiche.

L’Aria Nuova rivendica un ruolo da protagonista. Ed è difficile negare che abbia avuto il merito di accendere un dibattito che rischiava di consumarsi nell’indifferenza generale. Ha coinvolto associazioni, comitati e cittadini di diversi territori, dimostrando che quando la partecipazione esce dai social network e torna nelle assemblee, nelle piazze e nei confronti pubblici può ancora produrre effetti concreti. Così come ha fatto accendendo il dibattito organizzando il sit-in sull’ex Albergo Sicilia.

Naturalmente sarebbe ingenuo attribuire la risoluzione del contratto esclusivamente alla pressione civica. Le dinamiche amministrative e giuridiche sono quasi sempre più complesse di quanto appaiano. Tuttavia sarebbe altrettanto sbagliato minimizzare il peso che una mobilitazione organizzata può esercitare sulle istituzioni. La partecipazione, quando è informata e costante, diventa un fattore politico che nessun amministratore può permettersi di ignorare. Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante della vicenda.

Negli ultimi anni ci siamo abituati a una politica che parla continuamente di partecipazione, salvo poi ricordarsi dei cittadini soltanto durante le campagne elettorali. In questo caso è successo il contrario: sono stati i cittadini a costringere la politica a confrontarsi con un tema che avrebbe preferito affrontare sottovoce.

Fa riflettere anche un altro elemento. Il comunicato non ha il tono trionfalistico di chi considera conclusa la partita. Al contrario, riconosce che quella ottenuta rappresenta soltanto una tappa e non il punto d’arrivo. È un approccio che appare più maturo di quello mostrato spesso da certa politica locale, dove ogni piccolo risultato viene celebrato come un’impresa storica e ogni problema viene dichiarato risolto molto prima che lo sia davvero.

L’acqua, del resto, non è soltanto una questione tecnica o amministrativa. È uno dei beni più delicati che una comunità possa amministrare. Attorno alla sua gestione si intrecciano interessi economici, diritti fondamentali e visioni completamente diverse del ruolo dei servizi pubblici. È normale che il dibattito sia acceso. Ed è persino salutare che lo sia.

Quello che non è normale è che il confronto venga lasciato quasi esclusivamente alle associazioni, ai contenitori civici, mentre la politica osserva dalla finestra.

Forse la lezione più importante di questa storia è proprio questa: quando i cittadini studiano, partecipano e pretendono trasparenza, il rapporto di forza cambia. Le istituzioni non possono più limitarsi a comunicare decisioni già prese, ma devono iniziare a spiegarle, difenderle e, soprattutto, confrontarsi con una comunità che non accetta più di essere semplice spettatrice.

La risoluzione del contratto tra ATI e SIE rappresenta certamente una notizia importante. Ma ancora più importante è il messaggio che lascia. Una comunità che si informa è molto più difficile da governare con slogan. E forse è proprio questa la vera vittoria.